DAMIR RADICA, IL CAPITANO DEL VINO DELL’ISOLA DI VIS

foto1L’isola di Vis (Lissa in italiano) è una delle più distanti dalla costa Croata, a circa 60 miglia da Spalato. Nell’antichità era sotto l’influenza greca, negli ultimi secoli è passata dalla Repubblica di Venezia, all’impero Austriaco, al regno d’Italia. Alla fine della seconda guerra mondiale, l’isola servì da base per il maresciallo Tito, che da qui organizzò la resistenza contro i tedeschi. Durante tutto il periodo della Jugoslavia, fino al 1989, l’isola fu una base della marina militare, l’accesso agli stranieri e turisti era vietato, ancora oggi sono visibili lungo la costa i tunnel da dove uscivano i sottomarini e diverse gallerie sotterrane e bunker sono presenti nel sottosuolo. In seguito l’isola si aprì al turismo ma rispetto alle altre isole ha mantenuto un paesaggio meno sfruttato dal punto di vista paesaggistico. Non è molto grande, circa 90 km², in macchina in circa 50 minuti è possibile fare il giro completo. I principali centri abitati sono la città di Vis e dalla parte opposta Komiza, altre località sono presenti ma molto più piccole. La vegetazione è composta di pinete e macchia mediterranea, il mare ha i colori caraibici, le spiagge sono principalmente di scogli e sassi, con qualche eccezione di qualche spiaggia con la presenza di sabbia.

Vis prima di essere una meta turistica molto richiesta ha vissuto principalmente di pesce e agricoltura, in particolar modo della viticoltura. La parte interna dell’isola è ricoperta di vigne, principalmente il Plavac Malì a bacca rossa, parente stretto del Primitivo di Manduria Italiano o Zinfandel Californiano. Mentre a bacca bianca il Vugava o Bugava, che è coltivato quasi esclusivamente sull’isola di Vis, ha origini molto antiche e non si hanno informazioni precise sulla sua provenienza.

Sull’isola sono presenti diverse cantine, molte sono di produzioni famigliari a mio parere di livello qualitativo appena sufficiente, i vini seppur fatti in modo naturale, presentano spesso numerosi difetti, altre cantine invece producono vini di buon livello. Tra queste la cantina di Damir Radica, situata nella strada che da Podstražje (sopra Rukavac) va verso Milna, si trova sulla sinistra all’altezza delle uniche due case che s’incontrano tra le due località.

Damir Radica produce vino dal 2004, è un omone alto, imponente, dall’aspetto un po’ severo, ma dietro i suoi folti baffi ha un modo di fare gentile, nella vita ha lavorato con incarichi di responsabilità sulle navi della tratta Spalato-Ancona, ora è Capitano di terra del porto di Komiza, la seconda località più grande dell’isola dopo la città di Vis.

Andiamo a trovarlo direttamente in cantina, nel tardo pomeriggio di una giornata di metà agosto, dopo esserci accordati telefonicamente, con l’aiuto del sig. Ivo, il padrone di casa dove soggiornavamo per le vacanze estive che ci accompagna anche durante la visita.

Damir parla poche parole d’italiano, un buon inglese, la sua cantina è situata al piano terreno di una tipica casa in pietra dell’isola, il locale è climatizzato, abbastanza piccolo. Sono presenti dei tini in acciaio inox a temperatura controllata, che servono per la fermentazione/affinamento dei vini prodotti e gli scaffali dove riposano le bottiglie. I suoi vini fanno solo acciaio e vetro, ci spiega che qualche anno fa ha provato ad usare il legno, sono presenti infatti due botti, ma al momento ci dice che la cantina è troppo piccola per poter affinare anche in legno e sarebbe quindi di difficile gestione.

I vini prodotti sono due, un bianco e un rosso. I suo vigneti sono di fronte alla cantina, sparsi nella fascia di terra interna, tra Podstražje e Milna. Un vigneto sorge, dove una volta c’era un cimitero di soldati inglesi, che alla fine della seconda guerra mondiale utilizzavano l’isola come base aerea per sorvolare i cieli italiani, esiste ancora un monumento in mezzo ad uno dei vigneti che ricorda questa presenza. I terreni sono in prevalenza sabbiosi, le viti con innesto su vite americana, ma potrebbero essere anche coltivati a pie franco, ma le regole croate non permettono questa cosa. La coltivazione è ad alberello su filari, la chimica ridotta al minimo sia in vigna che in bottiglia.

I principali clienti dei vini prodotti da Damir, sono i ristoranti e le konobe dell’isola, qualche locale di Spalato, dove riscuote un buon interesse, e ultimamente anche enoteca Italiana di Sirmione sul lago di Garda, ha chiesto di poter provare a distribuire i suoi vini.

In cantina abbiamo degustato :

Vino bianco Kolombina è un blend di tre uve bianche differenti, tutte al 33%, Vugava, Rukatac e Kurtelaska Bijela. Il vino è intorno ai 12°. Il colore è un giallo paglierino scarico, profumi fruttati e di macchia mediterranea, si sente una nota di alloro. In bocca è molto delicato, spiazza un po’, perché da vigne che ricevono cosi tante ore di sole, ci si aspetterebbe un vino molto più forte. Ha una buona acidità e una buona sapidità, è abbastanza persistente. Abbiamo assaggiato l’annata 2013. Di questo vino sono prodotte generalmente circa 3000 bottiglie.

Il Kurtelaska Bijela è vitigno in estinzione, ne esistono solo circa 5000 piante nella regione croata, in particolar modo sull’isola di Vis e Korcula. Ultimamente è stato finanziato un progetto per il salvataggio di questo tipo di vite.

Vino rosso Plavac Radica è un 100% di uvaggio Plavac Malì. Sono prodotte ogni anno circa 5000 bottiglie. La vendemmia generalmente avviene nel mese di settembre, il periodo dipende da com’è andata la stagione metereologica estiva. È affinato in acciaio a temperatura controllata e poi imbottigliato dopo circa un anno e mezzo-due dalla vendemmia. In cantina abbiamo assaggiato l’annata 2013 (14,5°) e il 2012 (15,2°).

Nel 2013 il colore è un bel rubino profondo, gli archetti presenti nel bicchiere denotano un grado alcolico importante, i profumi sono notevoli principalmente fruttato e speziato. Sentori di frutta rossa matura, ricordano il mirtillo, marasca confettura di ciliegie, lo speziato il pepe. In bocca è una bomba, notevole il corpo e la struttura, i tannini sono molto presenti in modo forse troppo astringente (effetto buccia di caco), il finale è molto lungo e ritornano i sentori fruttati. Nel 2012 si ritrovano gli stessi sentori, la nota speziata è un po’ più marcata, in bocca il tannino diventa meno spigoloso, ma è comunque presente sempre in modo importante.

Questo vino a nostro avviso avrebbe bisogno di almeno 4-5 anni di affinamento in bottiglia per dare il suo meglio. Siamo riusciti a farci dare anche due bottiglie del 2010, che però non abbiamo ancora assaggiato.

I prezzi sono nella norma si parte da circa 5,50€ per il Kolombina, intorno ai 10€ per l’ultima annata disponibile del Plavac, per poi salire intorno ai 15€, se ricordiamo bene, per il 2012. Le poche bottiglie del 2010, sono già sopra i 20€.

Se vi trovate sull’isola di Vis, una visita dal Capitano Damir ne vale la pena per portarsi a casa degli ottimi vini che contengono tutto il sole e gli aromi di questa bellissima isola.

PTO BAKHUS, VL. RADICA DAMIR, Milna 3 Vis
Tel +385 091 1354442

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Damir

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Damir

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Vini

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Vini

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Vini

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Vini

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Affinamento

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Plavac mali

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Visitatori 🙂

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Ingresso

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Vigne

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Monumento Inglese

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Terreno sabbioso

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Vigne

biglietto

Biglietto

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Masseria Campito e la terra dell’Asprinio…

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Asprinio Metodo Classico

Asprinio Metodo Classico

L’Asprinio di Aversa è un vitigno autoctono, coltivato principalmente nel comune di Aversa in provincia di Caserta e in altri 21 comuni del Casertano e Napoletano. E’ un vitigno a piede franco, che quindi non ha l’innesto con la vite americana per resistere alla fillossera. L’altra particolarità è che fino a pochi anni fa questa vite non cresceva sui classici filari, ma si arrampicava sugli alberi (pioppi) fino a raggiungere altezze di 15 metri, creando dei veri e propri muri verdi. I vignaioli per vendemmiare utilizzavano particolari scale per raggiungere quelle altezze. Oggi sono presenti ancora degli esempi di questo tipo, ma la maggior parte della coltivazione avviene in filari, per una gestione più semplice della vite.

Un’ottima espressione di questo particolare vitigno è il vino prodotto dalla cantina Masseria Campito, che avevamo conosciuto nel dicembre del 2014 alla fiera di Piacenza, durante la manifestazione “Il Mercato dei Vini”.

Masseria Campito produce come vino principalmente l’Asprinio di Aversa, in tre versioni, una ferma, una spumantizzata con metodo Martinotti-Charmat in autoclave e da qualche mese è disponibile anche la versione spumante con metodo classico, procedimenti svolti tutti in cantina. La coltivazione è biologica, e non è poco in territorio, dove sappiamo esserci molti problemi d’inquinamento.

Di recente insieme con alcuni amici di Officina Enoica Milano, abbiamo provato la versione ferma e quella spumante metodo classico.

Il metodo classico è interessante, il perlage molto fine e persistente, colore giallo paglierino, al naso è fine e fragante, si percepiscono principalmente le note augrumate di limone o come direbbero i francesi… di citron… sono presenti anche delle note minerali. In bocca è fresco, netto, tagliente la caratteristica principale di acidità e la nota aspra si percepiscono con forza, le bollicine sulla lingua sono gentili. E’ un vino che vediamo bene come aperitivo, o con piatti a base di crostacei o con i piatti della cucina giapponese.

La versione ferma durante la degustazione ha riportato anch’essa grande successo, il colore è un bel giallo paglierino più carico rispetto alla versione spumante, al naso si sentono le note agrumate e di mela verde, si percepisce anche una nota floreale. In bocca è secco, aspro, corpo medio rimane un leggero retrogusto amarognolo. L’abbiamo degustato col la mozzarella di bufala, a nostro avviso il suo abbinamento oltre che con piatti a base di pesce, è ottimo con la classica pizza margherita.

Per entrambe la gradazione è di 11,5°, l’etichetta nera con scritte argentate e verde smeraldo è accattivante, l’unica perplessità è sulle scritte sul retro etichetta, che sono poco leggibili.

I vini della Masseria Campito hanno un prezzo decisamente ottimo nel rapporto qualità/prezzo se presi direttamente in cantina.

Realtà come Masseria Campito e suoi prodotti sono a nostro avviso da valorizzare al massimo, aiutiamo questo fantastico territorio a rinascere. W l’Asprinio! W la Masseria Campito!

Masseria Campito
Gricignano di Aversa (Caserta)
via Casolla, 55
tel : 3356641717 o 3405828024
mail : info@masseriacampito.it

http://www.masseriacampito.it/

https://www.facebook.com/MasseriaCampito

 

Vigne di Asprinio classiche

Vigne di Asprinio classiche

Vigne di Asprinio classiche

Vigne di Asprinio classiche

Tappia : capolavoro Ossolano in un bicchiere DiVino…

Un bicchire di Tappia sulla Val d'Ossola

Un bicchire di Tappia sulla Val d’Ossola

Salendo in direzione del Sempione, sulla parte sinistra della Val d’Ossola, tra Villadossola e Domodossola si trova la frazione di Tappia che appartiene al comune di Villadossola. La località si raggiunge imboccando la strada che si trova dietro al villaggio Sisma e che porta ai circa 600 metri di Tappia. Oggi il borgo è quasi del tutto disabitato, a parte forse due case, anche se non risulta essere in stato d’abbandono, nel complesso è quasi tutto abbastanza ben curato. Le abitazioni sono quelle tipiche dell’ossolano, in pietra e legno con i tetti in beola, la vista da lassù è mozzafiato, si domina a strapiombo tutta la Val d’Ossola, dal Sempione all’imbocco che porta verso il lago Maggiore.
Nel 2005 Romano Zaretti, sul finire del suo pluriennale impegno nella politica locale, decide di produrre di nuovo vino in questa località, dove la viticoltura era dismessa da circa 50 anni. Sistema i terrazzamenti a secco e impianta la vigna di Nebbiolo, che nella zona Ossolana viene denominato Prünent. Nel 2009 è disponibile la prima produzione.  Negli stessi anni, accanto al vigneto, ricostruisce quasi da solo una casa splendida, che è la sede della Cantina di Tappia e dell’agriturismo.
La cantina oggi è passata sotto la gestione del figlio Corrado (operaio di una fabbrica locale), che con la famiglia gestisce anche la parte di ristorazione dell’agriturismo, il papà Romano è comunque sempre presente con il suo prezioso supporto.

La cantina si trova nel piano più basso del caseggiato, pulita e ordinata, un piccolo gioiello di pietra. E’ suddivisa in due parti, la zona di affinamento, dove sono presenti 6-7 barrique usate, di secondo-terzo passaggio e le bottiglie in affinamento e una parte dove sono presenti i fusti in vetroresina per le fermentazioni e tutta la  strumentazione necessaria a produrre e imbottigliare vino.

Attualmente i vini prodotti sono due rossi :

Ul Cantun, è un Nebbiolo in purezza, la vigna con sistema Guyot è collocata interamente a Tappia a circa 620 metri di altezza. I terrazzamenti sono circondati da fitti boschi. La vendemmia viene svolta ad ottobre, la resa è di circa 8-10 quintali con il quali si ottengono circa 700 litri. Il vino è disponibile dopo circa due anni dalla vendemmia, con un invecchiamento di un anno in barrique usate e un anno in bottiglia, la gradazione è intorno ai 13,5%. Ul Cantun è il nome del luogo di Tappia, dove è presente la vigna.

Il Barbarossa, un Merlot in purezza, i cui vigneti con sistema Guyot, sono principalmente in località Crosiggia e Quartero, poco prima di Domodossola a circa 350 metri di altezza. La vendemmia generalmente viene svolta poco dopo la metà settembre, la resa è di circa 20 quintali con il quale si producono circa 1500 litri. Il vino è poi disponibile dopo circa 15 mesi dalla vendemmia con affinamento in vetroresina e bottiglia, con una gradazione più o meno intorno a 13%. Il nome Barbarossa, era il nome di battaglia da partigiano, del papà di Romano.

Due o tre anni fa è stata impiantata a Tappia anche una vigna di Chardonnay, poco sotto la vigna di Nebbiolo, la prima annata utile per la produzione dovrebbe essere il 2016. Attenderemo curiosi il risultato di questo vitigno a queste altezze. Per la vendemmia difficile del 2014, con basse rese di Nebbiolo, parte del Merlot è stato messo per la prima volta in affinamento in botte. La cantina di Tappia ha preso in gestione anche una vigna di Nebbiolo in località Masera, a circa 400 metri di altezza, che dovrebbe avere una resa simile a quella di Tappia, cioè di 8-10 quintali, la prima vendemmia dovrebbe essere quella del 2015.

Negli ultimi anni siamo stati più volte a Tappia, abbiamo avuto l’occasione di assaggiare la cucina dell’agriturismo che offre piatti semplici, in prevalenza della tradizione ossolana, tutte le preparazioni sono sempre state di buon livello. Ottimi i salumi e i formaggi, tutti della zona.

Veniamo ora ai vini, quello colpisce sia nel Merlot che nel Nebbiolo sono i profumi quando avvicini il calice al naso, ma andiamo nel dettaglio, ultimamente in cantina abbiamo assaggiato :

il Barbarossa 2012 (100% Merlot), il colore è un bel rosso rubino brillante, al naso si sente una nota erbacea ma spiccano i sentori di frutta a bacca nera, come la mora. In bocca ha una buona struttura, i tannini sono molto morbidi e eleganti, risulta abbastanza fresco, sono presenti delle note speziate che ricordano la liquirizia. E’ abbastanza persistente e nel retrogusto compaiono di nuovo i sentori dei frutti di bosco. Nel complesso è un vino equilibrato e pronto. Da tutto pasto, ma può reggere bene anche piatti abbastanza impegnativi. Saremo curiosi di vedere l’evoluzione del vino con qualche anno di affinamento in bottiglia.

Ul Cantun 2011 (100% Nebbiolo – Prünent), il colore è un bel rubino medio, trasparente, con un accenno di riflessi color mattone se si piega un po’ il calice. Davvero notevole al naso, molto profumato, frutti di bosco come lampone e una sorprendente nota di fragola, sono presenti anche dei sentori speziati di liquirizia e vaniglia, abbastanza complesso. In bocca è molto elegante, i tannini seppur presenti non sono invadenti, ritornano le note fruttate, in prevalenza di mora. Il retrogusto è persistente. Il vino anche se di struttura abbastanza complessa, risulta essere sempre fresco e di buona beva, non stanca mai il palato. Che dire? Un vero gioiellino ossolano. Anche in questo caso ci piacerebbe provare l’evoluzione del vino dopo qualche anno di affinamento in bottiglia, per vedere l’evoluzione di queste note fruttate esplosive.

Se vi trovate nell’Ossolano, è una meta da non perdere. Oppure anche per una piacevole gita durante il fine settimana, la Cantina di Tappia è un’ottima idea, per passare la giornata in un posto spettacolare, mangiando bene e bevendo ancora meglio.

La Cantina di Tappia
Villadossola 28844 (VB), frazione Tappia
Tel. 3204880589
https://www.facebook.com/corrado.zaretti.3

Terrazza di Tappia

Terrazza Cantina di Tappia

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünen


Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Ingresso cantina

Ingresso cantina

Barrique

Barrique

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Barrique

Barrique

Piscina

Piscina

Antipasto

Antipasto

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

MONDO ANTICO, ROCCA SUSELLA… VINI D’ALTRI TEMPI

Avevamo già visitato l’agriturismo Mondo Antico alla fine di novembre del 2010, sotto una fitta nevicata eravamo tornati a casa con alcune bottiglie prodotte nella loro piccola cantina, bevute poi lo scorso anno. Dei vini davvero notevoli, per questo motivo c’eravamo ripromessi di tonare a fargli visita.

Prima domenica di ottobre, è una bella giornata di sole quasi estivo, quale migliore occasione per tornare a visitare l’agriturismo Mondo Antico, che si trova nel comune di Rocca Susella in provincia di Pavia, arrivando da nord salendo verso Rocca Susella, all’altezza della località di Gaminara si trova l’imbocco della strada che dopo circa 500 metri ci porta a destinazione.

Arriviamo verso l’ora di pranzo, facciamo un giro tra i vigneti che ci sono dietro l’agriturismo, dai 350 ai 450 metri di altezza, la pendenza è notevole, e dopo un po’ siamo in cima alla collina, dove è stato costruito un bio-lago, una specie di lago-piscina con acqua depurata in modo naturale. La vista a 360° sui vigneti con le colorazioni dell’autunno è spettacolare. Si nota in particolare la colorazione del terreno, un grigio chiaro abbagliante in alcuni tratti, che dona a vini di questi vigneti delle note minerali spiccate. In alcuni dei filari a bacca nera la vendemmia non è ancora stata fatta.

Riscendiamo verso l’agriturismo, dove abbiamo prenotato per il pranzo, che non è di quelli infiniti, direi che il numero di portate e le porzioni sono nella norma, tutto di produzione propria. Notevoli i salumi in particolar modo la pancetta e il salame, il pane e i grissini sono fatti in casa, tutto è di ottimo livello. In tavola si può bere il vino prodotto da loro.

Dopo esserci rifocillati, cogliamo l’occasione di schiacciare un buon pisolino sulle sdraio che ci sono nella terrazza erbosa di fronte all’agriturismo.

Siamo ora pronti per visitare la cantina, ma prima chiediamo informazioni sulla birra artigianale che da qualche tempo è prodotta in piccole quantità in via sperimentale. Ci sediamo quindi sotto il pergolato e Diego il figlio dei gestori arriva con due bottiglie di birra e qualche bicchiere, ci versa la birra e subito ci stupisce il colore, un bel ambrato carico, la schiuma è persistente e fine, in bocca è piena ma molto beverina, il grado alcolico non è alto, intorno ai 5°. Spiccano in particolar modo i sapori tostati e anche una buona acidità, la luppolatura è bassa, quindi le note amare sono molto tenui.

Diego ci spiega che l’orzo è stato acquistato da contadini della zona, e la maltazione l’ha eseguita direttamente lui, arrivando a un buon grado di tostatura che poi da questo fantastico colore alla birra. Una birra ad alta fermentazione che promette bene.

Ci rechiamo poi nella cantina che è adiacente all’agriturismo, c’è un buon profumo di mosto, visto il periodo alcuni tini sono già pieni e in fermentazione. La cantina non è molto grande, ma è ordinata e pulita. Tutti i vini prodotti non fanno legno, ma solo acciaio e vetroresina a parte il passito che viene affinato in piccole botti di legno.

La loro viticoltura è biodinamica, per ogni tipologia dei loro vini vengono prodotte in media circa 2000 bottiglie, i loro vini si dividono in vini giovani senza solfiti e in vini vecchi con solfiti ma in dosi molto limitate.

I vini giovani sono i seguenti :

Marà (Barbera 100%), Alma (Croatina 100%), Prior (Pinot Nero 100%) e Perpolio (Chardonnay 100% 3 varietà).

I vini rossi sono tutti di gradazione intorno ai 15°, segno di uve molto mature in vigna e di macerazioni lunghe. Il bianco Perpolio (13.5°), che abbiamo potuto assaggiare a tavola durante il pranzo ha un colore giallo oro carico, sembra quasi un vino del sud Italia, al naso è molto aromatico profumi di frutta tropicale con della note floreali. In bocca è perfetto, la giusta acidità, morbido una beva notevole un vino equilibrato.

I vini vecchi sono :

Sinodo (Barbera, Croatina, Uva Rara, Uva della Cascina e Moradella in maggiore % Barbera), Agenore (Crotatina 100%) e Pernione (Pinot Nero 100%).

Questi vini rossi vecchi sono tutti di gradazione sopra i 15°, vini di spessore, l’annata adesso disponibile è il 2010. Durante il pranzo abbiamo potuto assaggiare l’ Agenore, bel colore rosso rubino con riflessi porpora, al naso è fruttato, sentori di frutti di bosco e ciliegia si sentono le note minerali. In bocca è pieno anche se a nostro avviso un pochino sbilanciato di acidità, siamo sicuri che con un po’ di riposo in bottiglia migliorerà.

Avevamo assaggiato a suo tempo il Sinodo, del quale ricordiamo il grande spessore, con note fruttate di ciliegia, amarena e note speziate. Una buona tannicità e in bocca abbastanza persistente.

I vini vecchi non sono filtrati, perciò rimane parecchio fondo sulla bottiglia, bisognerebbe utilizzare i tappi versatori con filtro oppure versare molto piano. Non è questo però a nostro avviso un difetto.

Viene poi prodotto con la Chardonnay un vino passito del quale abbiamo un ottimo ricordo, ma che non abbiamo assaggiato questa volta.

Durante la visita abbiamo notato la passione di Diego nel spiegarci come producono i loro vini davvero speciali, vini di altri tempi!

Davvero complimenti piccole realtà così sono l’orgoglio dell’enologia italiana, che si fa notare anche all’estero dove finisco molto dei vini prodotti da Mondo Antico.

Ritorneremo a parlare di questi vini quando avremo l’occasione di aprire qualche bottiglia che ci siamo portati in cantina.

http://www.agriturismo-mondoantico.it

Agriturismo Mondo Antico
Rocca Susella (Pavia)
Telefono: +39 0383 99155
E-mail: info@agriturismo-mondoantico.it

 

Il vero Morellino di Scansano

Ho vistato I Botri, nella prima settimana d’agosto dato che ero da quelle parti per qualche giorno di vacanza.  Se si viene dal mare/ss Aurelia, la cantina si raggiunge percorrendo la strada che da Albigna sale verso l’entroterra, poi in località Marsiliana si gira a sinistra e si prende la strada provinciale Aquilaia. Si percorre per qualche km questa bellissima strada che offre uno stupendo panorama sulle colline maremmane. Quando s’incontra l’indicazione dell’abitato Etrusco del Ghiaccio Forte, si lascia la strada principale per percorrere una strada bianca e dopo circa 2km si arriva al cancello dell’azienda agricola I Botri.

Arriviamo in tarda mattina e fa molto molto caldo, la maggior parte delle persone che sono in zona è in riva al mare a godersi il sole e a rifrescarsi con un bel bagno, invece noi suoniamo il campanello dei Botri e dopo un po’,  dalla strada sterrata che scende dalla collina completamente ricoperta di rigogliose vigne di un verde acceso, arriva a darci il benvenuto Giancarlo, il proprietario della cantina, che nonostante il caldo torrido sta lavorando alle sue vigne.

Giancarlo e la moglie Giulia, circa 25 anni fa hanno deciso di acquistare questa proprietà e di cambiare la loro vita, dedicandosi  con una rigorosa passione alla coltivazione della vigna e alla produzione di vini biologici autentici. Hanno creduto in questa via tanti anni prima che diventasse una moda, una tendenza, com’è invece oggi.

Da sempre si sono battuti per la difesa del Morellino autentico,  ritengono che negli ultimi 15 anni sia stato stravolto, dal solito sistema sfrenato che stravolge la storia e le tradizioni di un prodotto solo per invadere il mercato… oggi in maremma è tutto è Morellino. La loro filosofia gli ha portati ad uscire dalla DOC e DOCG, oggi i loro vini hanno la DECO (Denominazione Comunale).

La cantina di stoccaggio è sotto la casa in cima alla collina, non è una cantina salotto-scintillante, è una cantina funzionale, dove si nota che è più importante il lavoro concreto dell’immagine.  Le cantine di produzione ed affinamento in botte, sono invece nel comune di Scansano, non siamo riusciti a visitarle.

Le vigne sono tutte intorno alla casa, ed è bellissimo il contrasto tra il verde acceso delle foglie e il rosso della terra, come direbbe qualcuno di mia conoscenza, “è una terra grassa”.

In cantina assaggiamo il morellino, del quale non ricordo l’annata, che però non è una riserva, al naso ha note speziate, minerali e fruttate, di ciliegia. In bocca è molto equilibrato, ha una buona acidità che bilancia un importante grado alcolico, ha una buona persistenza.  Assaggiamo anche il loro bianco, un uvaggio in prevalenza trebbiano e malvasia e altri vitigni autoctoni, al naso ha sentori di frutta matura, in bocca ha una buona struttura e morbidezza, il finale si chiude con sentori di frutta gialla matura.

Se volete assaggiare un vero Morellino, dovete mettere nel bicchiere, quello prodotto dai I Botri!

Ritorniamo verso il mare, con un po’ di bottiglie da mettere in cantina.

http://www.ibotridighiaccioforte.com/

casa vigna bianco rosso riserva

Dante e Helena gli alchimisti di bacco!

Alla fine di giugno mi trovavo nelle vicinanze di Colle Val d’Elsa, avevo letto della cantina Colombaia sul libro “Vino Critico” redatto da Officina Enoica, in particolar modo ero incuriosito dal loro spumante a fermentazione naturale in bottiglia senza aggiunta di lieviti, chiamato metodo ancestrale. In compagnia di amici sono andato a trovarli in cantina in un soleggiato tardo pomeriggio, alla cantina si arriva percorrendo un tratto di strada bianca, che termina sulla sommità di una collina dal prato verdissimo dove c’è una bellissima casa in pietra, le loro vigne sono tutte intorno. Accanto alla casa c’è la cantina, dove ci ha accolto Helena vignaiola dal volto nobile, ci siamo seduti sotto il porticato ed Helena ci ha raccontato un po’ di storia del percorso che l’ha portata a fare questo lavoro. Ieri donna di un certo successo lavorativo e sociale, con esperienze internazionali e vita in una grande città del nord Italia, ma con idee ben ferme di un modello di vita sostenibile, da qualche anno “vignaiola naturale-integralista” nelle colline senesi dagli occhi illuminati dalla passione per questo lavoro.

Abbiamo assaggiato per primo il bianco ancestrale 2011, uno spumante molto particolare prodotto da uve trebbiano e malvasia, la carbonazione  è bassa, un acidità che si sente, a me ricordava un po’ le birre belghe di stile lambic, che sono le uniche birre a fermentazione naturale. Personalmente mi è piaciuto, probabilmente un prodotto unico, diverso da tutti gli altri tipi di spumanti che ho assaggiato in precedenza. Siamo poi passati all’assaggio dei rossi, il vigna vecchia, da uve sangiovese, colorino, malvasia nera, canaiolo con un invecchiamento di 24 mesi in botte + 6 mesi in bottiglia e il vigna nuova da uve sangiovese  con una piccola aggiunta di colorino, con invecchiamento di 12 mesi in inox + 6 mesi in bottiglia. Entrambi i vini mi sono sembrati molto buoni, il vigna nuova dal colore rosso rubino e dai profumi fruttati, il vigna vecchia un rosso più profondo e dai profumi sempre fruttati in particolar modo si sente il sentore di ciliegia. In bocca sono entrambi equilibrati e abbastanza persistenti.

Verso la fine della nostra visita è arrivato anche Dante, del quale fino ad ora non abbiamo parlato, ma è lui che è maggiormente legato alla storia enologica, da generazioni la sua famiglia operava nel settore, lui probabilmente aveva inizialmente intrapreso nella sua vita una strada differente, ma poi ha ritrovato la retta via continuando la tradizione famigliare. Dal poco tempo che abbiamo potuto parlare con lui, Dante ci è sembrato un uomo dai modi gentili, un sognatore, una persona che ha trovato il suo equilibrio nel suo lavoro di “vignaiolo alchimista”. Un vero sperimentatore, ci ha parlato della nuova magia, di un vino rosso messo in due botti piccole insieme alla vinacce…. Mi piacerebbe proprio assaggiarlo questo nuovo esperimento.

Prima di salutarci Helena ci ha portato a fare un giro tra i filari, ce ne ha parlato come se fosse il suo grande giardino, la chimica qui è esclusa totalmente, le vigne sono con foglie molto rigogliose, tutto è ordinato ed armonico. Siamo andati via con po’ di bottiglie, sono riuscito anche ad avere un bianco fermo da uve trebbiano 50% e malvasia 50%, che in cantina non abbiamo potuto assaggiare perché le bottiglie sono in pratica finite.

Una visita emozionante, soprattutto per quello che Helena e Dante ci hanno trasmesso, forse anche la sollecitazione di Helena mi ha convinto ad aprire questo blog, e giustamente il mio primo post è dedicato a loro! W i vignaioli alchimisti!

COLOMBAIA Località Mensanello, 24 Colle Val d’Elsa –Siena

http://www.colombaia.it

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