TUTTO IN UN SORSO – Montalcino – 3,4 giugno 2018

Il 3-4 giugno, abbiamo partecipato alla manifestazione “Tutto in sorso”, organizzata da Marco Arturi e Francesca Padovani, nel chiosco di Sant’Agostino in quel di Montalcino in Toscana.

Evento molto interessante, in quanto erano ospiti diversi piccoli produttori di vari paesi d’Europa, tra cui Francia (con una buona presenza), Spagna, Portogallo, Germania, Slovenia, Georgia e naturalmente Italia.

Erano diversi anni che mancavamo da Montalcino, e facendo un giro per il paese il giorno prima dell’evento, ci ha impressionato la trasformazione in borgo modello, con un aspetto abbastanza costruito, e tutto proiettato verso il turismo. Rivendite di bottiglie di Brunello una dietro l’altra, nella via centrale del borgo, quasi tutte vuote, come in attesa del turista straniero per ubriacarlo di bottiglie di Rosso e Brunello di Montalcino da portare via a prezzi stellari, ed appena si percorre una delle stradine laterali, il borgo sembra quasi disabitato.  Ad essere sinceri, ci ha lasciato un po’ perplessi, questo nuovo spirito di Montalcino che abbiamo respirato dopo anni di assenza.  Per il resto, sempre paesaggi bellissimi nelle colline intorno.

Per quello che riguarda la manifestazione, che dire? I nostri complimenti agli organizzatori Marco e Francesca, seppure non abbiamo riscontrato un afflusso di visitatori paragonabile ad altre manifestazione simili a questa, lo spirito che si respirava tra i vignaioli e banchi di assaggio era quello di una grande festa tra amici, di un momento dove incontrarsi e condividere esperienze ed idee. Insomma all’interno del chiosco si respirava uno spirito vero in antitesi con quello delle strade del borgo.

Diversi i vini assaggiati tra cui menzioniamo:

gli spagnoli di Terroir al limit – Torroja (Catalogna – Priorat), tutti i vini assaggiati sia bianchi che rossi di ottimo livello, con un rapporto qualità/prezzo eccellente. Vini molto diversi dai potenti spagnoli che conosciamo, ma spinti più verso una ricerca della finezza ed eleganza.

I francesi di Domaine Padié – Calce (Roussillon – Côtes Catalanes), rossi di grandissima finezza, su tutti il Ciel Liquede 2012, ottenuto da un uvaggio di Grenache, Carignan  e con un po’ di Syrah e Mourvèdre.

Gli italiani:

Bera – Canelli (AT), fantastico il loro Moscato d’Asti 2012, una bollicina cremosa. Per non dire spettacolare il loro esperimento di Moscato fermo Bianchdùdùi del 2000, con 13,5 gradi. Un vino che ti spiazza nel contrasto naso/bocca, in continua evoluzione.

Il Pendio – Parmezzana Calzana (BS), il loro cabernet franc in purezza “La Beccaccia”, dai profumi eleganti e dalla bocca morbida e rotonda, simile a un pinot nero.

Gravner – Oslavia (GO), una Ribolla gialla del 2010 memorabile, grande complessità gusto/olfattiva.

Giovanni Canonica – Barolo (CN), un amico di vecchia data, come sempre il suo Barolo Paigallo è sempre una garanzia. Abbiamo assaggiato anche la Barbera, che aimè è alla sua penultima annata, dato che il vitigno è andato perso.

Questi solo alcuni dei vini e produttori che abbiamo assaggiato, ma dobbiamo dire che quasi tutti sono ad un livello medio alto, a parte qualche piccola sbavatura, ma che in vini di questi produttori ci può stare.

Attendiamo fiduciosi e speranzosi la seconda edizione di “Tutto in sorso”.

In alto i calici sempre!

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TASTE ALTO PIEMONTE 2018

Il 24-25-26 Marzo 2018, presso le sale del Castello Visconteo di Novara, si è svolta la seconda edizione di “Taste Alto Piemonte”, manifestazione dedicata ai vini provenienti dai territori di Novara, Vercelli, Biella e Verbania, ottenuti principalmente dal vitigno del Nebbiolo in purezza o con aggiunta in percentuale minori di altri vitigni, tra i quali i più utilizzano sono :  la Croatina, Vespolina e Uva Rara. Per anni questi vini sono stati definiti i fratelli minori dei più blasonati e conosciuti Barolo e Barbaresco provenienti dalla langa piemontese, ma a nostro avviso i vini assaggiati non hanno nulla da invidiare ai fratelli più noti, e spesso possono avvantaggiarsi di un rapporto qualità/prezzo decisamente più favorevole.

Organizzatore dell’evento è il Consorzio tutela nebbioli Alto Piemonte, il cui obiettivo principale quello di tutelare, valorizzare e curare gli interessi relativi alle Denominazioni di Origine di questi territori dell’Alto Piemonte, che sono: Sizzano, Fara, Boca, Ghemme e Colline Novaresi per la provincia Novara. Lessona per Biella, Bramaterra e Coste della Sesia per Biella e Vercelli, Gattinara per Vercelli ed infine Valle Ossolane per Verbania.

Avevamo partecipato anche alla prima edizione, svolta sempre presso il Castello di Novara nel 2017, ed eravamo rimasti particolarmente soddisfatti dall’ottima organizzazione e riuscita dell’evento, ma quest’anno dobbiamo dire che il Consorzio si è superato, gli spazi dei banchi di assaggio collocati nelle sale al piano terra, erano ben distanziati l’uno dall’altro, mentre al piano inferiore hanno trovato posto i banchi dei prodotti alimentari, sempre provenienti dai territori dell’Alto Piemonte.

Abbiamo assaggiato diversi vini, trovando in quasi tutti dei livelli medio alti di qualità, alcuni dei produttori erano a noi già noti, e come sempre il nostro principale obiettivo è stato quello di andare alla ricerca delle realtà più piccole e meno conosciute. Di seguito citiamo solo alcuni dei vini che ci hanno particolarmente colpito:

Cascina Preziosa di Cossato (BI), un’azienda a conduzione famigliare, circa 3 ettari di vitigni a 350 m slm, coltivati in modo naturale, con fermentazioni su lieviti indigeni.  Coste della Sesia rosso Doc DJARMAI 2015, 50% Nebbiolo + 50% Barbera, affinato per un anno in botti grandi da 1500 litri, un rosso strutturato ed austero, il nome è legato ad un’esperienza di vita del produttore presso Capo Verde.

Coste della Sesia Nebbiolo Doc CASTLENG 2015, Nebbiolo in purezza, affinato per circa un anno e mezzo in barrique di secondo passaggio, un rosso fine e longevo.

Pietraforata di Ghemme (NO), un’azienda minuscola, da quello che abbiamo capito,  la passione di alcune persone che nella vita fanno altro,  hanno investito tempo e denaro in questa avventura vitivinicola. Abbiamo assaggiato il Ghemme 2012, prima annata in produzione, circa 1000 bottiglie prodotte in maniera tradizionale, vino molto interessante, profumi molto intensi e retrogusto lunghissimo, di gran stoffa.

Cantine del Castello Conti di Maggiora (NO), produttore che forse rappresenta la storia del Boca, vino di antiche tradizioni, prodotto con il 75% da Nebbiolo (Spanna), 20% Vespolina e 5% Uva rara. Abbiamo assaggiato il Boca 2009, che dire grandissimo vino, affinato per quasi tre anni in legno e un ulteriore anno in bottiglia. Ha intensi profumi floreali e speziati, in bocca è vellutato e molto lungo. Vino di gran livello, così come il prezzo…

Pietro Cassina di Lessona (BI), abbiamo assaggiato i Coste della Sesia Nebbiolo e Vespolina, e il Lessona. Davvero vini di livello superiore, profumi intensi, in bocca di un equilibrio eccezionale, dei vini perfetti, peccato per i prezzi, che li colloca a livelli di Baroli di fascia medio alta.

Franchino Mauro di Gattinara (VC). Il Gattinara di Franchino, si conferma sempre una garanzia, se si vuole assaggiare un vero Gattinara, fatto nella più pura tradizione, bisogna per forza assaggiare il vino di Mauro.

Di seguito i tre produttori che noi di OniV abbiamo trovato più interessanti, sia per la qualità dei prodotti, sia per la loro storia, che più si avvicina al nostro modo di concepire il modo del vino.

Caligaris Luca di Gattinara (VC). Abbiamo assaggiato un Coste della Sesia 2013, composto da un 85% di Nebbiolo e un 15% di Uva Rara, con un affinamento di 18 mesi in botte grande, ottimo vino ad un prezzo più che onesto. Poi un Gattinara 2012, superlativo, tradizionale, con sentori fruttati e floreali, in bocca di buona struttura e acidità, un vino che non stanca mai che si può trovare in cantina ad un prezzo molto interessante.

Zambolin Fabio di Cossato (BI). Piccolissima realtà, circa 1 ettaro di vigne di età compresa tra i 60/80 anni, dai quali produce solo due vini per un totale di circa 2400-2500 bottiglie. Il Coste della Sesia Feldo 2015, Nebbiolo 50% , 25% Croatina , 25% Vespolina e il Vallelonga 2015, che è un 100% Nebbiolo. Lieviti indigeni e lunghe macerazioni sono alla base di questi due vini, che svolgono la malolattica in barrique di secondo passaggio, dove vengono poi affinati per circa un anno e per altri sei mesi in bottiglia. Vini di un incredibile eleganza, in bocca sono velluto alla stato puro. Peccato per la minuscola produzione, che rende quasi un’impresa trovare qualche sua bottiglia, comunque venduta in cantina ad un prezzo più che corretto.

Castello di Montecavallo di Vigliano Biellese (BI). Abbiamo assaggiato il Cajanto 2010, 85% Nebbiolo + 15% Vespolina, che viene affinato per circa 8 mesi in barrique, è un vino molto equilibrato con profumi principalmente fruttati di ciliegia, mentre in bocca i tannini sono morbidi, un bel vino semplice ma non banale.  Il Coste della Sesia Montecavallo 2011, è a nostro avviso il miglor vino che abbiamo assaggiato alla manifestazione,  un 100% Nebbiolo, con un affinamento di circa 14 mesi in botti grandi più 6 mesi in bottiglia,  ha un profumo intenso fruttato e speziato. In bocca ha in ottimo equilibrio, i tannini sono presenti ma non disturbano, il finale è molto lungo con un retrogusto di lampone e liquirizia.

Una nota particolare va a tre spumanti che abbiamo assaggiato, in questa terra di rossi, cosi come nelle langhe si stanno facendo strada spumanti di ottimo livello con prezzi molto competitivi.

Roccia Rossa di Brusnengo (BI). Abbiamo assaggiato un ottimo Chardonnay con 24 mesi sui lieviti, con un eccellente freschezza, spuma fine e un ottima rotondità. Interessante anche il Nebbiolo con 36 mesi sui lieviti, un profumo particolare, caseario. In bocca una spiccata acidità, un vino verticale.

Cantina Delsignore di Gattinara (VC). Un Rosè 2015 di 100% Nebbiolo, con 20 mesi sui lieviti. Spumante molto interessante, in bocca ha una bollicina finissima, risulta quasi cremoso.

Poi ci sarebbero tantissimi altri vini da citare, come ad esempio quelli Ossolani della Cantina Garrone di Domodossola, il Prünent 2015, 100% Nebbiolo il cui clone locale viene chiamato appunto Prünent, o il Cà d’Maté 70% Nebbiolo, 20% Croatina, 10% Prünent.  Come anche gli ottimi Motziflon e Mötfrei di Brigatti Francesco a Suno (NO), e tantissimi altri.

Davvero di nuovo i nostri complimenti al Consorzio tutela nebbioli Alto Piemonte, per l’organizzazione di questa interessantissima manifestazione, che permette di valorizzare vini di alto livello e storie centenarie di un territorio ancora poco valorizzato. Attendiamo con entusiasmo l’edizione del 2019.

Eugenio Rosi – Volano (TN)

Eugenio Rosi 000Arrivando nel centro di Calliano, piccolo paesino situato a qualche chilometro a nord di Rovereto, in piena Vallagarina, in uno splendido palazzo del 1500 circa, sotto un ombroso porticato troviamo una porta di legno intagliata, di fianco la targhetta con scritto: “Eugenio Rosi, Viticoltore Artigiano, Cantina d’Affinamento”. Ci apre la porta Tamara, moglie di Eugenio, donna dal sorriso gioviale, entriamo in quello che è il magazzino di stoccaggio delle bottiglie ed ufficio, i cartoni di vino riempiono quasi tutto lo spazio arrivando in alcuni punti fino al soffitto. Foto, disegni, frasi scritte sono attaccate un po’ ovunque e rendono allegra e colorata la storica sala, dopo qualche minuto, direttamente dalle vigne arriva Eugenio: stivali di gomma, felpa, barba incolta brizzolata, capelli lunghi raccolti, un vero contadino degli anni duemila, come scritto su un’immagine appesa ad una pila di cartoni : “Poi agricoltore, poi viticoltore, ora vignaiolo… oh, io mi sento altro, rimango contadino”. Passando per i corridoi interni del palazzo, ci sembra di fare un salto nel passato, affreschi, mobili e lampadari antichi, solo una parte è in uso alla cantina, in affitto. Dopo un po’ arriviamo ad una ripida scala che ci porta in cantina e soffitto a volta unica e pavimento in pietra; su entrambi i lati, sulla parete di fondo e in mezzo alla cantina, le botti di castagno, ciliegio e rovere sono disposte in modo ordinato una sopra l’altra. Sul tavolo sospeso tra due botti, Eugenio prepara i bicchieri, e tira fuori “tutte le bottiglie” della sua produzione, abbinandoci un bel salame con un cesto di pane. Con gentilezza, umiltà e come se fossimo amici da sempre, incomincia a raccontarci la sua storia, che inizia nei primi anni novanta: dopo il diploma all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, lavora come enologo in alcune cantine sociali della zona, ma la sua idea di fare vino non coincide con quella “industriale” delle grandi realtà Trentine; nel 1997 decide quindi di mettersi in proprio e prende in affitto alcune vigne, e incomincia a produrre il suo primo vino, l’Esegesi, un assemblaggio di Merlot e Cabernet Sauvignon, che ancora oggi è il suo vino di punta, grande finezza olfattiva, frutti rossi e spezie e in bocca molto elegante. Negli anni successivi si espande prende in gestione altri vigneti, dove coltiva Chardonnay, Pinot Bianco e le varietà autoctone della Vallagarina, il Marzemino e Nosiola. Gli appezzamenti sono sparsi nei comuni di Calliano, Volano e Rovereto, dalla pianura fino a 750 metri dello Chardonnay, il lavoro tra i filari è fatto per la quasi totalità da Eugenio e Tamara, la metodologia utilizzata è quella biologica, si interviene il meno possibile, utilizzando solo zolfo e rame. La vendemmia delle singole tipologie è fatta il più tardi possibile, dopodiché le uve sono fatte ulteriormente appassire sui graticci per ottenere un mosto che abbia un’adeguata forza, che altrimenti sarebbe quasi impossibile avere da queste parti. La cantina di vinificazione, non si trova nel palazzo storico di Calliano, ma nel comune di Nomi qualche chilometro più a sud, dove lo spazio è più ampio e consono. Questa logistica sicuramente non facilita il lavoro, perché Eugenio e Tamara devono programmare per tempo e con precisione manicale gli spostamenti tra le due cantine, un lavoraccio che solo agricoltori veramente innamorati del proprio lavoro possono prendersi in carico. Tutti i vini prodotti prevedono un passaggio in legno, che varia da qualche mese a poco più di un anno, l’anidride solforosa è ridotta ai minimi termini e se la vendemmia è stata particolarmente fortunata, in alcuni casi, non viene neppure usata; la maggior parte dei vini non viene filtrati.  Gli altri vini oltre l’Esegesi sono: il Poiema un Marzemino in purezza, l’Anisos un’assemblaggio di Nosiola, Pinot Bianco e Chardonnay, Riflesso Rosi un rosato di Merlot, Cabernet Sauvignon con una piccola aggiunta di Marzemino ed infine il Doron un passito di Marzemino. Eugenio Rosi è una persona che merita di essere incontrata, una persona vera, ti trasmette la bellezza del suo lavoro di contadino e i suoi vini sono originali e innovativi come la musica di Morzat.

 

Eugenio Rosi

 

Volano (TN) Via Tavernelle, 3/B

Tel: +39 0464 461 375

Email : rosieugenio.viticoltore@gmail.com

Numero ettari : 7,5 ettari

Numero bottiglie : 25000

Tipi di vino prodotti : Esegesi – Vallagarina IGT Rosso, Poiema – Vallagarina IGT, Anisos – Vallagarina IGT Bianco, Riflesso – Vallagarina IGT Rosato, Dòron – Vino di uve Stramature Rosso Dolce

Autoctono si nasce 2018 – Go Wine

Go Wine è un’associazione nata agli inizi degli anni 2000 ad Alba, ed ha come obiettivo quello di promuovere il vino come prodotto di qualità e della cultura agro-alimentare di un paese, e come prodotto che “mobilita”, che fa viaggiare, che “muove” e quindi fa conoscere territori, cultura, tradizioni, gastronomia.

Il 25 gennaio 2018 a Milano, presso l’Hotel Michelangelo di Piazza Luigi di Savoia 6, abbiamo partecipato alla manifestazione organizzata da Go Wine, “Autoctono si nasce…”. La manifestazione viene svolta ormai da diversi anni, ed è dedicata a tutte le realtà sparse per il l’Italia che producono vini da vitigni autoctoni, cioè quella tipologia di vitigni che crescono solo in determinate zone.

Circa 60 i produttori e oltre 70 i vitigni autoctoni da tutt’Italia presenti ai banchi d’assaggio, la manifestazione come sempre ben organizzata in un’ampia sala dell’Hotel Michelangelo, oltre a poter assaggiare tutti i vini presenti, l’organizzazione ha messo a disposizione un piattino con una selezione di formaggi e pane, cosa sempre gradita durante una degustazione.

Numerosi come sempre gli assaggi che abbiamo fatto, e il livello si conferma sempre ottimo per quasi tutti vini proposti, di seguito ne citiamo alcuni che ci hanno particolarmente entusiasmato:

Casa Maschito , Maschito (PZ). Ci troviamo nel cuore della Lucania nella zona del Vultore, il Sig. Antonio produce un quattro tipologie di Aglianico,  il base IGT Basilicata che fa solo acciaio, molto profumato, poi tre versioni in legno, Portale Adduca 12 mesi in botte grande + 3 in vetro, La Bottaia 18 mesi in barrique + 6 in vetro e il La Terrazza che fa 24 mesi in legno piccolo. Aglianico caratterizzato da una grande eleganza, con una buona struttura e acidità. Molto interessante anche il Biancospino, bianco prodotto al 100% con uve di moscato, che da queste parti danno vita ad un bianco fermo con grandi profumi e di buon grado alcolico.

Maso Roveri, Avio (TN). Sulle rive dell’Adige a sud di Rovereto, si coltiva un vitigno autoctono Enantio, una tipologia a pie franco, cioè resistente alla fillossera e quindi senza innesto sulla vite americana. L’Enantio di Maso Roveri, è un rosso di grande potenza, con profumi di frutta rossa matura, note speziate e balsamiche, una vera chicca enologica.

Poderi Morini, San Biagio Faenza (RA). Abbiamo assaggiato per la prima volta un vino prodotto solo in questa zona dal vitigno Centesimino, una vera sorpresa. Savignone è la versione che fa solo acciaio, Traicolli affina per 12 mesi in Tonneaux, profumi esplosivi di rosa e fragole per il primo, mentre il secondo con l’affinamento il legno assume in bocca più struttura e smorza un po’ i profumi ma si aggiungono note speziate e balsamiche. Un vino tutto da scoprire, come l’altro super autoctono della zona, il Burson prodotto con uve Longanesi o Burson. Affinato per 2 anni in legno e per 2-3 anni i bottiglia, un vino strepitoso, con una struttura che gli permette lunga vita, per abbinamenti con grandi piatti.

Vinicola Scarpa, Nizza Monferrato (AT). Azienda storica del Monferrato, con una grande tradizione, abbiamo assaggiato due annate di La Bogliona, 2011 e 2007, Barbera d’Asti, di struttura notevole, austero. Molto interessante il Selva di Moirano, un rosso prodotto con uve brachetto vinificate in modo da ottenere un vino fermo e secco in bocca, i grandi profumi del brachetto al naso e in bocca una sorpresa che non è il vino dolce e leggero che tutti conosciamo.

Cantine Cipressi, San Felice del Molise (CB).  Il Tintilia è un vitigno autoctono molisano riscoperto proprio da questa cantina, che ne produce varie versioni, sempre di ottimo livello. La riserva, ha grandi profumi di amarene e frutti di bosco con note speziate. In bocca tannini vellutati.

Bugno Martino, San Benedetto Po (MN). Matilde e Ciamballà, i due lambruschi mantovani che abbiamo assaggiato ci hanno convito per profumi, grande bevibilità con un discreto corpo.

Cantina Endrizzi, San Michele All’adige (TN). Abbiamo assaggiato il vino di punta della cantina, Gran Masetto, ottenuto da uve teroldego, sottoposte ad appassimento ed affinamento in barrique per 20 mesi. Grandi profumi speziati, in bocca struttura elevata e tannini morbidi.

Consorzio del Buttafuoco Storico, Canneto Pavese (PV). Anche se non è una singola cantina, ma un consorzio che rappresenta i 14 produttori del Buttafuoco Storico, ci ha colpito la versione 2013 prodotta con un blend dei vari cru di ogni singolo produttore. Un vino rosso profondo, austero in bocca, anche se al momento ancora un po’ spigoloso, ma con un potenziale tutto da esprimere con l’affinamento in bottiglia.

Ottimi anche tutti gli altri assaggi che abbiamo fatto, comunque il vino che ci ha più sorpreso è stato il Centesimino di Poderi Morini.

Sala

Piattino

Poderi Morini

Buttafuoco Storico

La Selva di Moirano – Scarpa

LE STRIE – Teglio (SO)

Due coppie di amici Stefano-Luciana e Paolo-Marisa provenienti da città differenti, Roma e Venezia, accomunati tutti dalla passione per il vino e la viticoltura, si ritrovano in Valtellina, un territorio epico per il mondo del vino italiano, dove l’uomo ha saputo strappare alla montagna dei piccoli fazzoletti di terra, costruendo dei terrazzamenti con muretti a secco, nei quali il vitigno del Nebbiolo, in loco chiamato Chiavennasca, ha trovato uno dei suoi pochi habitat ideali per produrre grandi vini, le altre zone vocate sono il Piemonte e la Val d’Aosta. I quattro amici dal 1997 trasformano in realtà il loro sogno, incominciando a lavorare alcuni appezzamenti di vite la cui produzione nei primi anni viene venduta a cantine private della zona. Dal 2002 decidono di fare un ulteriore passo, iniziando a vinificare in proprio la loro produzione di uve, nel 2005 c’è la prima annata disponibile alla vendita, così nasce l’azienda agricola Le Strie, che in dialetto Valtellinese vuol dire Le Streghe.

Le vigne che attualmente lavorano sono circa 1,3 ettari, in parte di proprietà e in parte in comodato d’uso, situate tutte nel versante Retico (verso la Svizzera) della Valtellina ad altezze tra i 400-600 metri, nelle sottozone denominate Valgella nel comune di Teglio e Sassella in quello di Sondrio. Una piccola parte di uve da qualche anno viene acquistata da altri amici fidati, viticoltori della zona.

Il lavoro in vigna e cantina è svolto in modo del tutto autonomo, avvalendosi anche della formazione universitaria di Stefano e Luciano, entrambi laureati in agraria. Caratteristica principale delle loro vendemmie sono le basse rese per ettaro, circa 65 quintali per ettaro, il disciplinare della DOCG ne prevede 80. L’attività di vignaioli per loro è un part-time, nella vita svolgono anche altri lavori. La cantina dove le uve vengono trasformate è situata nel comune di Ponte Valtellina, poco dopo il centro del paese, all’interno di una corte. I locali, che erano già sede di un’antica cantina, sono stati ristrutturati da loro all’inizio degli anni duemila. Non è molto grande, ma percorrendo una piccola galleria nella pietra, si arriva in uno spazio ordinato e pulito, dove c’è tutto il necessario per poter ottenere quello che loro si erano prefissato, cioè produrre vini alta qualità, che si collocano nella fascia alta della realtà Valtellinese. Sono espressione della tradizione, con invecchiamento di almeno due anni in botte grande di rovere e con affinamento di circa un anno in bottiglia. Le uve in cantina vengono trattate il minimo indispensabile, per potere preservare il più possibile il lavoro in vigna, il risultato sono vini di grande eleganza, vini importanti che sono adatti ad invecchiamenti medio lunghi. Si producono circa 7000 bottiglie all’anno, divise i tre tipologie: lo Sforzato dove le uve di Chiavennasca vengono fatte appassire sui graticci, il Valtellina Superiore e infine il Terrazze Retiche di Sondrio. Di fianco alla cantina hanno affittato dal comune uno spazio molto caratteristico, le ex carceri, dove c’è la sede dello spaccio e dove si organizzano eventi e degustazioni. La passione di questi quattro amici è un qualcosa che si ritrova dentro ai lori vini, in un territorio tra i più difficili e faticosi dove coltivare la vite, basta pensare che tutto qui deve essere fatto manualmente. Uno sforzo da premiare visitando la loro cantina se vi trovate da queste parti.

Le Strie

Teglio (Sondrio), Fraz. San Gervasio 13/A – Sede Legale

Ponte Valtellina Via Sant’ Ignazio – Cantina e Spaccio

Tel: Stefano +39 335 1273509 – Paolo +39 340 2935760

Email : info@lestrie.it

Sito web : http://www.lestrie.it/

Numero ettari : 1,3 ettari

Numero bottiglie : 7000

Tipi di vino prodotti : Valtellina Superiore DOCG, Sforzato di Valtellina DOCG, Terrazze Retiche di Sondrio Nebbiolo IGT

Botti1

Botti2

bottiglie strie

ASSAGGIOANORDOVEST 2017 – Biella

Questo fine settimana siamo andati a Biella alla seconda edizione di “ASSAGGIOANORDOVEST”, manifestazione dedicata ai vini delle Colline Biellesi. L’evento si è svolto nelle belle sale dai soffitti affrescati di Palazzo Ferrero sito nel quartiere medioevale di Piazzo, che si trova nella collina più alta di Biella. L’edizione di quest’anno ha voluto mettere a confronto due territori di origine vulcanica, quello Biellese e quello siciliano che sorge intorno all’Etna. Dei quindici produttori presenti ai banchi d’assaggio, quattro erano della zona dell’Etna e undici del Biellese. Assaggiando i vini dei due territori abbiamo trovato alcune similitudini, principalmente sulle note minerali dei vini rossi.

Per i vini siciliani ci hanno colpito quelli della cantina Vitivinicola Vigneti Vecchio, lo Sciare Rosso ottenuto da uve Nerello di una vigna del 1930 e il Crasà un bianco prodotto con uve Carricante. Dei I Custodi delle vigne dell’Etna il rosso Aetneus ottenuto da vigne molto vecchie alcune intorno ai 150 anni di Nerello Mascalese (80%), Nerello Cappuccio, Alicante poste a circa 750 metri di altezza; con un affinamento di oltre due anni in barrique usate. Entrambe queste cantine si trovano nel comune Castiglione di Sicilia (CT).

Numerosi i vini in degustazione del territorio biellese, per i bianchi il principale vitigno utilizzato è l’Erbaluce e in qualche caso il Cortese, mentre per i rossi principalmente il Nebbiolo, la Barbera, Croatina e Vespolina.

Il Nebbiolo la fa da padrona, in questo territorio si ottengono dei vini molto differenti rispetto alle langhe, vini meno corposi, eleganti, con una spiccata acidità. I principali vini ottenuti dal Nebbiolo in questo territorio generano due Doc, il Lessona e il Bramaterra. Un passo sopra tutti i vini della Tenuta Sella collocata nel comune di Lessona. Il Villa Era di Vigliano Biellese, un 100% Nebbiolo, vino e vitigno storico che era stato abbondonato, e siamo contenti che da un po’ di anni sia presa di nuovo cura della preziosa vigna situata dentro al giardino dell’omonima villa. Ottimi anche i vini dell’Azienda Vitivinicola Pietro Cassina di Lessona, la Vespolina Coste della Sesia notevole. Interessante anche il bianco Lusent vinificato in rosso della Vitivinicola Eusebio di Salussola, ottenuto da uve Cortese oppure Erbaluce. Sorprendente il Nebbiolo San Siond della giovane cantina DonnaLia di San Secondo, profumi esplosivi in bocca elegante e con una notevole persistenza aromatica. Mentre della cantina Giuseppe Filippo Barni di Brusnengo, come non apprezzare il mitico Mesolone ottenuto da uve Croatina, un bomba di vino, che si può tenere in cantina anche 40 anni… buono anche il Bramaterra, e notevole il passito di Erbaluce, le cui uve vengono fatte appassire appendendo i grappoli su filari e non su graticci.

Dobbiamo dire che i vini del territorio biellese che abbiamo assaggiato ci sono sembrati tutti di livello medio alto, certo i prezzi di alcuni produttori, sono decisamente alti 50-60€, altri come ad esempio i vini della cantina Barni hanno un ottimo rapporto qualità prezzo. La manifestazione ci è sembrata ben organizzata, e sicuramente meriterebbe un afflusso di visitatori maggiore per scoprire i vini di questo territorio ancora poco noto al grande pubblico.

 

http://www.assaggioanordovest.com/

https://www.facebook.com/AssaggioaNordovest/

LeViti – Dogliani (CN)

La storia di Silvio Levi è una di quelle che raccontano un ritorno alle origini, studia scienze internazionali diplomatiche, una vita a Torino e un lavoro come funzionario di un’importante fondazione bancaria, dove si occupa di finanziamenti per la ristrutturazione di beni culturali. A metà degli anni 2000 nasce una certa insofferenza per il lavoro d’ufficio e incomincia a prendere forma la sua idea di tornare alla terra, che nelle tradizioni di famiglia è stata molto presente, il bisnonno possedeva un patrimonio agricolo notevole, sparso per tutta la langa piemontese, del quale non è rimasto purtroppo nulla di proprietà. Nel 2006 a Dogliani individua una piccola realtà che produce prevalentemente Dolcetto, per due anni frequenta la cantina e affianca il proprietario, acquisisce le nozioni fondamentali del lavoro in vigna e cantina, nel 2008 il grande passo, lascia il lavoro in banca a Torino e acquista l’azienda agricola alla quale da il nome “LeViti”, situata alle porte di Dogliani in Borgata Piandeltroglio.

In questi anni Silvio, da autodidatta, studia e sperimenta e i risultati sono notevoli, i suoi vini conseguono diversi riconoscimenti, la sua filosofia prevede di mettere in primo piano la vigna, ed esaltare al massimo le caratteristiche organolettiche del frutto. Tutto ciò si traduce in diradamenti selettivi, con grappoli super curati e di conseguenza con rese molto basse, la chimica impiegata è minima. I poco più di due ettari di vigne sono tutti di proprietà e collocati nel comune di Dogliani, quasi tutto Dolcetto con qualche filare di Brachetto, tutto curato in autonomia dal solo Silvio che di quest’attività di vignaiolo ha fatto il suo unico lavoro. In cantina trovano spazio fusti di vetroresina e acciaio, l’utilizzo del legno non è nella filosofia di Silvio, che secondo lui modificherebbe in peggio gli aromi varietali tipici del vitigno del Dolcetto. I suoi vini sono prodotti con lunghe macerazione, non sono filtrati e neppure chiarificati per mantenere il prodotto più integro possibile rispetto a quello che si è ottenuto in vigna, la solforosa è ai minimi termini.

Tre sono i Dolcetti di Dogliani DOCG che sono prodotti : La Cavalla che interpreta la tradizione più diffusa di questo vino e cioè di facile beva, la Neira dove la struttura e grado alcolico salgono e si caratterizza per i profumi fruttati intensi e una buona persistenza in bocca, sintesi perfetta tra innovazione e tradizione, ed infine il cru dell’azienda il Bric Sur Pian, nome della vigna particolarmente particolatamente vocata, con la quale si ottiene un Dolcetto di grande struttura che aveva emozionato anche Luigi Veronelli. Con i filari di Brachetto, che sono fuori zona rispetto alla DOCG, vengono prodotti un rosato fermo (Briosec Rosato) e un mosto parzialmente fermato (Bricalet), che si caratterizzano naturalmente per gli intensi profumi di rosa tipici di questo vitigno. Una menzione particolare va al Briosec Rosso, Silvio riprende un’antica tradizione delle langhe, con la quale il Brachetto era vinificato per ottenere un vino fermo, fa quindi appassire l’uva sulla vite fino a circa metà ottobre dalla quale ottiene questo vino rosso dal grado alcolico importante, grandissimi profumi floreali e poi quando porti il bicchiere in bocca rimani completamente spiazzato ritrovando al palato un vino secco molto interessante, un piccolo capolavoro da valorizzare.

Andare a trovare, Silvio e la compagna Lucia, in cantina è sempre una piacevole esperienza, ti accolgono sempre con gran gioia, e trasformano la visita sempre in una festa. Le parole con le quale descrivono il loro lavoro sono piene di esuberante entusiasmo, di passione e fatica. Silvio ci dice che rispetto al suo precedente lavoro d’ufficio, il vignaiolo è molto più duro e anche dal punto di vista economico ha forse fatto un passo indietro, ma la gioia che appare dal suo sorriso e dai suoi occhi quando ti racconta quella fa, quello che produce, ripaga forse di tutti i sacrifici fatti ed è la realizzazione del suo sogno di fare un lavoro che è anche la sua passione. Altra nota positiva sono i prezzi dei suoi vini in cantina che possiamo definire moralmente corretti.

 

LeViti

Dogliani 2063 (CN) – borgata Piandeltroglio 31

Tel : +39 347 8998020 (Silvio Levi)

Email : info@cantinaleviti.it

Sito web : http://www.cantinaleviti.it

Facebook : https://www.facebook.com/SilvioLeviDogliani/?fref=ts

Numero di ettari : poco più di 2 ettari

Numero di bottiglie : 10.000 – 12.000

Tipi di vini prodotti :  Dolcetto di Dogliani DOCG : La Cavalla – Neira – Bric Sur Pian . Vino Rosso Briosec, Vino Rosa Briosec, Vino parzialmente fermentato Bricalet.

Silvio & Lucia

Botti

Degustazione

Dogliani

Silvio & Marco

Maglietta

Bottiglie

Degustatore…

Bottiglie

Tiro a segno