ASSAGGIOANORDOVEST 2017 – Biella

Questo fine settimana siamo andati a Biella alla seconda edizione di “ASSAGGIOANORDOVEST”, manifestazione dedicata ai vini delle Colline Biellesi. L’evento si è svolto nelle belle sale dai soffitti affrescati di Palazzo Ferrero sito nel quartiere medioevale di Piazzo, che si trova nella collina più alta di Biella. L’edizione di quest’anno ha voluto mettere a confronto due territori di origine vulcanica, quello Biellese e quello siciliano che sorge intorno all’Etna. Dei quindici produttori presenti ai banchi d’assaggio, quattro erano della zona dell’Etna e undici del Biellese. Assaggiando i vini dei due territori abbiamo trovato alcune similitudini, principalmente sulle note minerali dei vini rossi.

Per i vini siciliani ci hanno colpito quelli della cantina Vitivinicola Vigneti Vecchio, lo Sciare Rosso ottenuto da uve Nerello di una vigna del 1930 e il Crasà un bianco prodotto con uve Carricante. Dei I Custodi delle vigne dell’Etna il rosso Aetneus ottenuto da vigne molto vecchie alcune intorno ai 150 anni di Nerello Mascalese (80%), Nerello Cappuccio, Alicante poste a circa 750 metri di altezza; con un affinamento di oltre due anni in barrique usate. Entrambe queste cantine si trovano nel comune Castiglione di Sicilia (CT).

Numerosi i vini in degustazione del territorio biellese, per i bianchi il principale vitigno utilizzato è l’Erbaluce e in qualche caso il Cortese, mentre per i rossi principalmente il Nebbiolo, la Barbera, Croatina e Vespolina.

Il Nebbiolo la fa da padrona, in questo territorio si ottengono dei vini molto differenti rispetto alle langhe, vini meno corposi, eleganti, con una spiccata acidità. I principali vini ottenuti dal Nebbiolo in questo territorio generano due Doc, il Lessona e il Bramaterra. Un passo sopra tutti i vini della Tenuta Sella collocata nel comune di Lessona. Il Villa Era di Vigliano Biellese, un 100% Nebbiolo, vino e vitigno storico che era stato abbondonato, e siamo contenti che da un po’ di anni sia presa di nuovo cura della preziosa vigna situata dentro al giardino dell’omonima villa. Ottimi anche i vini dell’Azienda Vitivinicola Pietro Cassina di Lessona, la Vespolina Coste della Sesia notevole. Interessante anche il bianco Lusent vinificato in rosso della Vitivinicola Eusebio di Salussola, ottenuto da uve Cortese oppure Erbaluce. Sorprendente il Nebbiolo San Siond della giovane cantina DonnaLia di San Secondo, profumi esplosivi in bocca elegante e con una notevole persistenza aromatica. Mentre della cantina Giuseppe Filippo Barni di Brusnengo, come non apprezzare il mitico Mesolone ottenuto da uve Croatina, un bomba di vino, che si può tenere in cantina anche 40 anni… buono anche il Bramaterra, e notevole il passito di Erbaluce, le cui uve vengono fatte appassire appendendo i grappoli su filari e non su graticci.

Dobbiamo dire che i vini del territorio biellese che abbiamo assaggiato ci sono sembrati tutti di livello medio alto, certo i prezzi di alcuni produttori, sono decisamente alti 50-60€, altri come ad esempio i vini della cantina Barni hanno un ottimo rapporto qualità prezzo. La manifestazione ci è sembrata ben organizzata, e sicuramente meriterebbe un afflusso di visitatori maggiore per scoprire i vini di questo territorio ancora poco noto al grande pubblico.

 

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LeViti – Dogliani (CN)

La storia di Silvio Levi è una di quelle che raccontano un ritorno alle origini, studia scienze internazionali diplomatiche, una vita a Torino e un lavoro come funzionario di un’importante fondazione bancaria, dove si occupa di finanziamenti per la ristrutturazione di beni culturali. A metà degli anni 2000 nasce una certa insofferenza per il lavoro d’ufficio e incomincia a prendere forma la sua idea di tornare alla terra, che nelle tradizioni di famiglia è stata molto presente, il bisnonno possedeva un patrimonio agricolo notevole, sparso per tutta la langa piemontese, del quale non è rimasto purtroppo nulla di proprietà. Nel 2006 a Dogliani individua una piccola realtà che produce prevalentemente Dolcetto, per due anni frequenta la cantina e affianca il proprietario, acquisisce le nozioni fondamentali del lavoro in vigna e cantina, nel 2008 il grande passo, lascia il lavoro in banca a Torino e acquista l’azienda agricola alla quale da il nome “LeViti”, situata alle porte di Dogliani in Borgata Piandeltroglio.

In questi anni Silvio, da autodidatta, studia e sperimenta e i risultati sono notevoli, i suoi vini conseguono diversi riconoscimenti, la sua filosofia prevede di mettere in primo piano la vigna, ed esaltare al massimo le caratteristiche organolettiche del frutto. Tutto ciò si traduce in diradamenti selettivi, con grappoli super curati e di conseguenza con rese molto basse, la chimica impiegata è minima. I poco più di due ettari di vigne sono tutti di proprietà e collocati nel comune di Dogliani, quasi tutto Dolcetto con qualche filare di Brachetto, tutto curato in autonomia dal solo Silvio che di quest’attività di vignaiolo ha fatto il suo unico lavoro. In cantina trovano spazio fusti di vetroresina e acciaio, l’utilizzo del legno non è nella filosofia di Silvio, che secondo lui modificherebbe in peggio gli aromi varietali tipici del vitigno del Dolcetto. I suoi vini sono prodotti con lunghe macerazione, non sono filtrati e neppure chiarificati per mantenere il prodotto più integro possibile rispetto a quello che si è ottenuto in vigna, la solforosa è ai minimi termini.

Tre sono i Dolcetti di Dogliani DOCG che sono prodotti : La Cavalla che interpreta la tradizione più diffusa di questo vino e cioè di facile beva, la Neira dove la struttura e grado alcolico salgono e si caratterizza per i profumi fruttati intensi e una buona persistenza in bocca, sintesi perfetta tra innovazione e tradizione, ed infine il cru dell’azienda il Bric Sur Pian, nome della vigna particolarmente particolatamente vocata, con la quale si ottiene un Dolcetto di grande struttura che aveva emozionato anche Luigi Veronelli. Con i filari di Brachetto, che sono fuori zona rispetto alla DOCG, vengono prodotti un rosato fermo (Briosec Rosato) e un mosto parzialmente fermato (Bricalet), che si caratterizzano naturalmente per gli intensi profumi di rosa tipici di questo vitigno. Una menzione particolare va al Briosec Rosso, Silvio riprende un’antica tradizione delle langhe, con la quale il Brachetto era vinificato per ottenere un vino fermo, fa quindi appassire l’uva sulla vite fino a circa metà ottobre dalla quale ottiene questo vino rosso dal grado alcolico importante, grandissimi profumi floreali e poi quando porti il bicchiere in bocca rimani completamente spiazzato ritrovando al palato un vino secco molto interessante, un piccolo capolavoro da valorizzare.

Andare a trovare, Silvio e la compagna Lucia, in cantina è sempre una piacevole esperienza, ti accolgono sempre con gran gioia, e trasformano la visita sempre in una festa. Le parole con le quale descrivono il loro lavoro sono piene di esuberante entusiasmo, di passione e fatica. Silvio ci dice che rispetto al suo precedente lavoro d’ufficio, il vignaiolo è molto più duro e anche dal punto di vista economico ha forse fatto un passo indietro, ma la gioia che appare dal suo sorriso e dai suoi occhi quando ti racconta quella fa, quello che produce, ripaga forse di tutti i sacrifici fatti ed è la realizzazione del suo sogno di fare un lavoro che è anche la sua passione. Altra nota positiva sono i prezzi dei suoi vini in cantina che possiamo definire moralmente corretti.

 

LeViti

Dogliani 2063 (CN) – borgata Piandeltroglio 31

Tel : +39 347 8998020 (Silvio Levi)

Email : info@cantinaleviti.it

Sito web : http://www.cantinaleviti.it

Facebook : https://www.facebook.com/SilvioLeviDogliani/?fref=ts

Numero di ettari : poco più di 2 ettari

Numero di bottiglie : 10.000 – 12.000

Tipi di vini prodotti :  Dolcetto di Dogliani DOCG : La Cavalla – Neira – Bric Sur Pian . Vino Rosso Briosec, Vino Rosa Briosec, Vino parzialmente fermentato Bricalet.

Silvio & Lucia

Botti

Degustazione

Dogliani

Silvio & Marco

Maglietta

Bottiglie

Degustatore…

Bottiglie

Tiro a segno

 

TENUTA DORNACH – Salorno (BZ)

L’azienda agricola Tenuta Dornach si trova a Salorno, comune altoatesino a metà strada fra Trento e Bolzano, sul versante destro della valle dell’Adige salendo in direzione nord, a circa 370 metri di altezza ha sede la cantina, in un bell’edificio simile a un piccolo castello, da lassù si domina tutta la valle che è un mare verde fatto di vigne e meleti. Patrick Uccelli, titolare dell’azienda, ci attende nel giardino, il suo aspetto ricorda un po’ i guerriglieri della Sierra Maestra della rivoluzione Cubana, non si riesce a dargli un’età precisa, sembra abbastanza giovane, ci racconta che prima di occuparsi della cantina ha girato mezza Europa per dodici anni, facendo diversi tipi lavori e comunque dal duemila è nel mondo del vino, prima nel settore della vendita e poi come enologo presso delle cantine in Puglia e Sicilia, con due lauree in enologia una in Italia e l’altra in Germania, alla fine scopriamo che dietro tutte queste esperienze ci sono i suoi quarantadue anni di ragazzo. La Tenuta Dornach è di proprietà di famiglia materna dal 1836, all’inizio del novecento furono impiantati i vigneti sui terrazzamenti con i muri a secco, ancora oggi presenti. Nel 1980 l’azienda divenne proprietà della mamma e le sue sorelle, anni in cui le uve raccolte erano vendute alle cantine della zona. Dal 2008 Patrick prende in mano la guida dell’azienda e incomincia di nuovo a produrre vino, la sua filosofia è di intervenire il meno possibile in vigna, su un appezzamento dove ha messo a dimora il Solaris sta sperimentando la tecnica del trattamento zero assoluto, cioè neppure zolfo e rame. Sulle altre vigne decide di intervenire solo se il suo filare sentinella, piantato vicino alla cantina, gli segnala qualche problema. Il trattamento è biodinamico, i preparati utilizzati sono fatti insieme ad altri produttori amici della zona, l’azienda è certificata biologica dal 2012. Circa 4,5 ettari sono i terreni vitati, le tipologie presenti: Pinot Nero e Bianco, Merlot, Gewürztraminer e Solaris, la vigna più vecchia è del 1986, i filari sono per lo più allevati a guyot bilaterale e pergola. Il suolo è argilloso per i cru di Pinot Bianco e di origine calcarea per il Pinot Nero. Il lavoro tra i filari è svolto quasi tutto in autonomia, nei periodi di maggior impegno, collabora un contadino fidato. La moglie Karoline, laureata in biologia, segue tutti gli aspetti di biodiversità presenti nella tenuta, lei è il “cuore” dell’azienda mentre Patrick la “testa”, esprimono un concetto più volte rimarcato nella nostra visita, cioè che la loro tenuta è una “realtà agricola”, che per loro significa creare una realtà autosufficiente, un ciclo chiuso, come ad esempio poter coltivare ed allevare i prodotti con in quali nutrirsi. La cantina è situata sotto la casa, risale all’inizio del 900, suddivisa in tre zone, la prima, dove c’è un spazio più operativo, con diversi strumenti necessari alla produzione del vino, la seconda zona di affinamento, dove sono presenti fusti in acciaio, un’anfora in superficie e le  botti, barrique e tonneau. Infine la terza zona per lo stoccaggio delle bottiglie. Sopra l’arco della porta d’ingresso della seconda sala, notiamo appeso un cuore fatto con i legnetti delle viti, Patrick ci racconta che è una decorazione del suo matrimonio, che si è celebrato proprio in cantina, come a rimarcare un legame ancora più stretto della sua famiglia con questa “realtà agricola”. Le bottiglie prodotte sono circa 5000, in parte le uve raccolte sono ancora vendute a un’altra cantina. Sei sono i vini attualmente realizzati, il Pinot Bianco, in due versioni, il Blanc che fa solo acciaio ed è disponibile l’anno successivo alla vendemmia e l’XY che fa due anni di affinamento in piccoli botti di rovere e un anno in bottiglia. Il Pinot Nero, sempre in due versioni, il Rouge affinato solo in acciaio, un vino beverino che si può degustare anche fresco in alternativa al vino bianco con piatti a base di pesce, e l’XX che ha un affinamento di due anni in barrique e uno in bottiglia, un vino molto elegante. Il 1000 cmᶟ, chiamato così per la bottiglia da litro, è un Merlot ruspante, ottimo vino per allegre chiacchere con amici. Ed infine il G, un macerato di Gewürztraminer, un vino molto particolare, che ha bisogno di qualche anno in bottiglia per esprimere al meglio le sue potenzialità. Presso la tenuta è disponibile anche in appartamento in formula B&B, ottima occasione per passare qualche giorno in una bella “realtà”, potendo gustare e acquistare i vini della tenuta.

 

Tenuta Dornach

Via Dorna 12, Salorno 39040 – Bolzano

Tel: +39 338 69 73 946

Email : info@ansitzdornach.it

Sito web : http://www.ansitzdornach.it/

Numero ettari : 4,5 circa

Numero bottiglie : 5000

Tipi di vino prodotti : Blanc Pinot Bianco IGT Vigneti delle Dolomiti, Rouge Pinot Nero IGT Vigneti delle Dolomiti, XY Pinot Bianco IGT Vigneti delle Dolomiti, XX Pinot Nero IGT Vigneti delle Dolomiti, 1000 cmᶟ Rosso IGT, G Gewürztraminer Mitterberg IGT

Cantina

Vigne 1

Vigne 2

Vigne 3

Cantina 1

Cantina 2

Cantina 3

DAMIR RADICA, IL CAPITANO DEL VINO DELL’ISOLA DI VIS

foto1L’isola di Vis (Lissa in italiano) è una delle più distanti dalla costa Croata, a circa 60 miglia da Spalato. Nell’antichità era sotto l’influenza greca, negli ultimi secoli è passata dalla Repubblica di Venezia, all’impero Austriaco, al regno d’Italia. Alla fine della seconda guerra mondiale, l’isola servì da base per il maresciallo Tito, che da qui organizzò la resistenza contro i tedeschi. Durante tutto il periodo della Jugoslavia, fino al 1989, l’isola fu una base della marina militare, l’accesso agli stranieri e turisti era vietato, ancora oggi sono visibili lungo la costa i tunnel da dove uscivano i sottomarini e diverse gallerie sotterrane e bunker sono presenti nel sottosuolo. In seguito l’isola si aprì al turismo ma rispetto alle altre isole ha mantenuto un paesaggio meno sfruttato dal punto di vista paesaggistico. Non è molto grande, circa 90 km², in macchina in circa 50 minuti è possibile fare il giro completo. I principali centri abitati sono la città di Vis e dalla parte opposta Komiza, altre località sono presenti ma molto più piccole. La vegetazione è composta di pinete e macchia mediterranea, il mare ha i colori caraibici, le spiagge sono principalmente di scogli e sassi, con qualche eccezione di qualche spiaggia con la presenza di sabbia.

Vis prima di essere una meta turistica molto richiesta ha vissuto principalmente di pesce e agricoltura, in particolar modo della viticoltura. La parte interna dell’isola è ricoperta di vigne, principalmente il Plavac Malì a bacca rossa, parente stretto del Primitivo di Manduria Italiano o Zinfandel Californiano. Mentre a bacca bianca il Vugava o Bugava, che è coltivato quasi esclusivamente sull’isola di Vis, ha origini molto antiche e non si hanno informazioni precise sulla sua provenienza.

Sull’isola sono presenti diverse cantine, molte sono di produzioni famigliari a mio parere di livello qualitativo appena sufficiente, i vini seppur fatti in modo naturale, presentano spesso numerosi difetti, altre cantine invece producono vini di buon livello. Tra queste la cantina di Damir Radica, situata nella strada che da Podstražje (sopra Rukavac) va verso Milna, si trova sulla sinistra all’altezza delle uniche due case che s’incontrano tra le due località.

Damir Radica produce vino dal 2004, è un omone alto, imponente, dall’aspetto un po’ severo, ma dietro i suoi folti baffi ha un modo di fare gentile, nella vita ha lavorato con incarichi di responsabilità sulle navi della tratta Spalato-Ancona, ora è Capitano di terra del porto di Komiza, la seconda località più grande dell’isola dopo la città di Vis.

Andiamo a trovarlo direttamente in cantina, nel tardo pomeriggio di una giornata di metà agosto, dopo esserci accordati telefonicamente, con l’aiuto del sig. Ivo, il padrone di casa dove soggiornavamo per le vacanze estive che ci accompagna anche durante la visita.

Damir parla poche parole d’italiano, un buon inglese, la sua cantina è situata al piano terreno di una tipica casa in pietra dell’isola, il locale è climatizzato, abbastanza piccolo. Sono presenti dei tini in acciaio inox a temperatura controllata, che servono per la fermentazione/affinamento dei vini prodotti e gli scaffali dove riposano le bottiglie. I suoi vini fanno solo acciaio e vetro, ci spiega che qualche anno fa ha provato ad usare il legno, sono presenti infatti due botti, ma al momento ci dice che la cantina è troppo piccola per poter affinare anche in legno e sarebbe quindi di difficile gestione.

I vini prodotti sono due, un bianco e un rosso. I suo vigneti sono di fronte alla cantina, sparsi nella fascia di terra interna, tra Podstražje e Milna. Un vigneto sorge, dove una volta c’era un cimitero di soldati inglesi, che alla fine della seconda guerra mondiale utilizzavano l’isola come base aerea per sorvolare i cieli italiani, esiste ancora un monumento in mezzo ad uno dei vigneti che ricorda questa presenza. I terreni sono in prevalenza sabbiosi, le viti con innesto su vite americana, ma potrebbero essere anche coltivati a pie franco, ma le regole croate non permettono questa cosa. La coltivazione è ad alberello su filari, la chimica ridotta al minimo sia in vigna che in bottiglia.

I principali clienti dei vini prodotti da Damir, sono i ristoranti e le konobe dell’isola, qualche locale di Spalato, dove riscuote un buon interesse, e ultimamente anche enoteca Italiana di Sirmione sul lago di Garda, ha chiesto di poter provare a distribuire i suoi vini.

In cantina abbiamo degustato :

Vino bianco Kolombina è un blend di tre uve bianche differenti, tutte al 33%, Vugava, Rukatac e Kurtelaska Bijela. Il vino è intorno ai 12°. Il colore è un giallo paglierino scarico, profumi fruttati e di macchia mediterranea, si sente una nota di alloro. In bocca è molto delicato, spiazza un po’, perché da vigne che ricevono cosi tante ore di sole, ci si aspetterebbe un vino molto più forte. Ha una buona acidità e una buona sapidità, è abbastanza persistente. Abbiamo assaggiato l’annata 2013. Di questo vino sono prodotte generalmente circa 3000 bottiglie.

Il Kurtelaska Bijela è vitigno in estinzione, ne esistono solo circa 5000 piante nella regione croata, in particolar modo sull’isola di Vis e Korcula. Ultimamente è stato finanziato un progetto per il salvataggio di questo tipo di vite.

Vino rosso Plavac Radica è un 100% di uvaggio Plavac Malì. Sono prodotte ogni anno circa 5000 bottiglie. La vendemmia generalmente avviene nel mese di settembre, il periodo dipende da com’è andata la stagione metereologica estiva. È affinato in acciaio a temperatura controllata e poi imbottigliato dopo circa un anno e mezzo-due dalla vendemmia. In cantina abbiamo assaggiato l’annata 2013 (14,5°) e il 2012 (15,2°).

Nel 2013 il colore è un bel rubino profondo, gli archetti presenti nel bicchiere denotano un grado alcolico importante, i profumi sono notevoli principalmente fruttato e speziato. Sentori di frutta rossa matura, ricordano il mirtillo, marasca confettura di ciliegie, lo speziato il pepe. In bocca è una bomba, notevole il corpo e la struttura, i tannini sono molto presenti in modo forse troppo astringente (effetto buccia di caco), il finale è molto lungo e ritornano i sentori fruttati. Nel 2012 si ritrovano gli stessi sentori, la nota speziata è un po’ più marcata, in bocca il tannino diventa meno spigoloso, ma è comunque presente sempre in modo importante.

Questo vino a nostro avviso avrebbe bisogno di almeno 4-5 anni di affinamento in bottiglia per dare il suo meglio. Siamo riusciti a farci dare anche due bottiglie del 2010, che però non abbiamo ancora assaggiato.

I prezzi sono nella norma si parte da circa 5,50€ per il Kolombina, intorno ai 10€ per l’ultima annata disponibile del Plavac, per poi salire intorno ai 15€, se ricordiamo bene, per il 2012. Le poche bottiglie del 2010, sono già sopra i 20€.

Se vi trovate sull’isola di Vis, una visita dal Capitano Damir ne vale la pena per portarsi a casa degli ottimi vini che contengono tutto il sole e gli aromi di questa bellissima isola.

PTO BAKHUS, VL. RADICA DAMIR, Milna 3 Vis
Tel +385 091 1354442

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Damir

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Damir

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Vini

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Visitatori 🙂

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Ingresso

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Monumento Inglese

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Terreno sabbioso

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Vigne

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Vigne

biglietto

Biglietto

Masseria Campito e la terra dell’Asprinio…

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Asprinio Metodo Classico

Asprinio Metodo Classico

L’Asprinio di Aversa è un vitigno autoctono, coltivato principalmente nel comune di Aversa in provincia di Caserta e in altri 21 comuni del Casertano e Napoletano. E’ un vitigno a piede franco, che quindi non ha l’innesto con la vite americana per resistere alla fillossera. L’altra particolarità è che fino a pochi anni fa questa vite non cresceva sui classici filari, ma si arrampicava sugli alberi (pioppi) fino a raggiungere altezze di 15 metri, creando dei veri e propri muri verdi. I vignaioli per vendemmiare utilizzavano particolari scale per raggiungere quelle altezze. Oggi sono presenti ancora degli esempi di questo tipo, ma la maggior parte della coltivazione avviene in filari, per una gestione più semplice della vite.

Un’ottima espressione di questo particolare vitigno è il vino prodotto dalla cantina Masseria Campito, che avevamo conosciuto nel dicembre del 2014 alla fiera di Piacenza, durante la manifestazione “Il Mercato dei Vini”.

Masseria Campito produce come vino principalmente l’Asprinio di Aversa, in tre versioni, una ferma, una spumantizzata con metodo Martinotti-Charmat in autoclave e da qualche mese è disponibile anche la versione spumante con metodo classico, procedimenti svolti tutti in cantina. La coltivazione è biologica, e non è poco in territorio, dove sappiamo esserci molti problemi d’inquinamento.

Di recente insieme con alcuni amici di Officina Enoica Milano, abbiamo provato la versione ferma e quella spumante metodo classico.

Il metodo classico è interessante, il perlage molto fine e persistente, colore giallo paglierino, al naso è fine e fragante, si percepiscono principalmente le note augrumate di limone o come direbbero i francesi… di citron… sono presenti anche delle note minerali. In bocca è fresco, netto, tagliente la caratteristica principale di acidità e la nota aspra si percepiscono con forza, le bollicine sulla lingua sono gentili. E’ un vino che vediamo bene come aperitivo, o con piatti a base di crostacei o con i piatti della cucina giapponese.

La versione ferma durante la degustazione ha riportato anch’essa grande successo, il colore è un bel giallo paglierino più carico rispetto alla versione spumante, al naso si sentono le note agrumate e di mela verde, si percepisce anche una nota floreale. In bocca è secco, aspro, corpo medio rimane un leggero retrogusto amarognolo. L’abbiamo degustato col la mozzarella di bufala, a nostro avviso il suo abbinamento oltre che con piatti a base di pesce, è ottimo con la classica pizza margherita.

Per entrambe la gradazione è di 11,5°, l’etichetta nera con scritte argentate e verde smeraldo è accattivante, l’unica perplessità è sulle scritte sul retro etichetta, che sono poco leggibili.

I vini della Masseria Campito hanno un prezzo decisamente ottimo nel rapporto qualità/prezzo se presi direttamente in cantina.

Realtà come Masseria Campito e suoi prodotti sono a nostro avviso da valorizzare al massimo, aiutiamo questo fantastico territorio a rinascere. W l’Asprinio! W la Masseria Campito!

Masseria Campito
Gricignano di Aversa (Caserta)
via Casolla, 55
tel : 3356641717 o 3405828024
mail : info@masseriacampito.it

http://www.masseriacampito.it/

https://www.facebook.com/MasseriaCampito

 

Vigne di Asprinio classiche

Vigne di Asprinio classiche

Vigne di Asprinio classiche

Vigne di Asprinio classiche

Tappia : capolavoro Ossolano in un bicchiere DiVino…

Un bicchire di Tappia sulla Val d'Ossola

Un bicchire di Tappia sulla Val d’Ossola

Salendo in direzione del Sempione, sulla parte sinistra della Val d’Ossola, tra Villadossola e Domodossola si trova la frazione di Tappia che appartiene al comune di Villadossola. La località si raggiunge imboccando la strada che si trova dietro al villaggio Sisma e che porta ai circa 600 metri di Tappia. Oggi il borgo è quasi del tutto disabitato, a parte forse due case, anche se non risulta essere in stato d’abbandono, nel complesso è quasi tutto abbastanza ben curato. Le abitazioni sono quelle tipiche dell’ossolano, in pietra e legno con i tetti in beola, la vista da lassù è mozzafiato, si domina a strapiombo tutta la Val d’Ossola, dal Sempione all’imbocco che porta verso il lago Maggiore.
Nel 2005 Romano Zaretti, sul finire del suo pluriennale impegno nella politica locale, decide di produrre di nuovo vino in questa località, dove la viticoltura era dismessa da circa 50 anni. Sistema i terrazzamenti a secco e impianta la vigna di Nebbiolo, che nella zona Ossolana viene denominato Prünent. Nel 2009 è disponibile la prima produzione.  Negli stessi anni, accanto al vigneto, ricostruisce quasi da solo una casa splendida, che è la sede della Cantina di Tappia e dell’agriturismo.
La cantina oggi è passata sotto la gestione del figlio Corrado (operaio di una fabbrica locale), che con la famiglia gestisce anche la parte di ristorazione dell’agriturismo, il papà Romano è comunque sempre presente con il suo prezioso supporto.

La cantina si trova nel piano più basso del caseggiato, pulita e ordinata, un piccolo gioiello di pietra. E’ suddivisa in due parti, la zona di affinamento, dove sono presenti 6-7 barrique usate, di secondo-terzo passaggio e le bottiglie in affinamento e una parte dove sono presenti i fusti in vetroresina per le fermentazioni e tutta la  strumentazione necessaria a produrre e imbottigliare vino.

Attualmente i vini prodotti sono due rossi :

Ul Cantun, è un Nebbiolo in purezza, la vigna con sistema Guyot è collocata interamente a Tappia a circa 620 metri di altezza. I terrazzamenti sono circondati da fitti boschi. La vendemmia viene svolta ad ottobre, la resa è di circa 8-10 quintali con il quali si ottengono circa 700 litri. Il vino è disponibile dopo circa due anni dalla vendemmia, con un invecchiamento di un anno in barrique usate e un anno in bottiglia, la gradazione è intorno ai 13,5%. Ul Cantun è il nome del luogo di Tappia, dove è presente la vigna.

Il Barbarossa, un Merlot in purezza, i cui vigneti con sistema Guyot, sono principalmente in località Crosiggia e Quartero, poco prima di Domodossola a circa 350 metri di altezza. La vendemmia generalmente viene svolta poco dopo la metà settembre, la resa è di circa 20 quintali con il quale si producono circa 1500 litri. Il vino è poi disponibile dopo circa 15 mesi dalla vendemmia con affinamento in vetroresina e bottiglia, con una gradazione più o meno intorno a 13%. Il nome Barbarossa, era il nome di battaglia da partigiano, del papà di Romano.

Due o tre anni fa è stata impiantata a Tappia anche una vigna di Chardonnay, poco sotto la vigna di Nebbiolo, la prima annata utile per la produzione dovrebbe essere il 2016. Attenderemo curiosi il risultato di questo vitigno a queste altezze. Per la vendemmia difficile del 2014, con basse rese di Nebbiolo, parte del Merlot è stato messo per la prima volta in affinamento in botte. La cantina di Tappia ha preso in gestione anche una vigna di Nebbiolo in località Masera, a circa 400 metri di altezza, che dovrebbe avere una resa simile a quella di Tappia, cioè di 8-10 quintali, la prima vendemmia dovrebbe essere quella del 2015.

Negli ultimi anni siamo stati più volte a Tappia, abbiamo avuto l’occasione di assaggiare la cucina dell’agriturismo che offre piatti semplici, in prevalenza della tradizione ossolana, tutte le preparazioni sono sempre state di buon livello. Ottimi i salumi e i formaggi, tutti della zona.

Veniamo ora ai vini, quello colpisce sia nel Merlot che nel Nebbiolo sono i profumi quando avvicini il calice al naso, ma andiamo nel dettaglio, ultimamente in cantina abbiamo assaggiato :

il Barbarossa 2012 (100% Merlot), il colore è un bel rosso rubino brillante, al naso si sente una nota erbacea ma spiccano i sentori di frutta a bacca nera, come la mora. In bocca ha una buona struttura, i tannini sono molto morbidi e eleganti, risulta abbastanza fresco, sono presenti delle note speziate che ricordano la liquirizia. E’ abbastanza persistente e nel retrogusto compaiono di nuovo i sentori dei frutti di bosco. Nel complesso è un vino equilibrato e pronto. Da tutto pasto, ma può reggere bene anche piatti abbastanza impegnativi. Saremo curiosi di vedere l’evoluzione del vino con qualche anno di affinamento in bottiglia.

Ul Cantun 2011 (100% Nebbiolo – Prünent), il colore è un bel rubino medio, trasparente, con un accenno di riflessi color mattone se si piega un po’ il calice. Davvero notevole al naso, molto profumato, frutti di bosco come lampone e una sorprendente nota di fragola, sono presenti anche dei sentori speziati di liquirizia e vaniglia, abbastanza complesso. In bocca è molto elegante, i tannini seppur presenti non sono invadenti, ritornano le note fruttate, in prevalenza di mora. Il retrogusto è persistente. Il vino anche se di struttura abbastanza complessa, risulta essere sempre fresco e di buona beva, non stanca mai il palato. Che dire? Un vero gioiellino ossolano. Anche in questo caso ci piacerebbe provare l’evoluzione del vino dopo qualche anno di affinamento in bottiglia, per vedere l’evoluzione di queste note fruttate esplosive.

Se vi trovate nell’Ossolano, è una meta da non perdere. Oppure anche per una piacevole gita durante il fine settimana, la Cantina di Tappia è un’ottima idea, per passare la giornata in un posto spettacolare, mangiando bene e bevendo ancora meglio.

La Cantina di Tappia
Villadossola 28844 (VB), frazione Tappia
Tel. 3204880589
https://www.facebook.com/corrado.zaretti.3

Terrazza di Tappia

Terrazza Cantina di Tappia

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünen


Vigne di Nebbiolo – Prünent

Vigne di Nebbiolo – Prünent

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Ingresso cantina

Ingresso cantina

Barrique

Barrique

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Cantina

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Bottiglie

Barrique

Barrique

Piscina

Piscina

Antipasto

Antipasto

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

Tappia

MONDO ANTICO, ROCCA SUSELLA… VINI D’ALTRI TEMPI

Avevamo già visitato l’agriturismo Mondo Antico alla fine di novembre del 2010, sotto una fitta nevicata eravamo tornati a casa con alcune bottiglie prodotte nella loro piccola cantina, bevute poi lo scorso anno. Dei vini davvero notevoli, per questo motivo c’eravamo ripromessi di tonare a fargli visita.

Prima domenica di ottobre, è una bella giornata di sole quasi estivo, quale migliore occasione per tornare a visitare l’agriturismo Mondo Antico, che si trova nel comune di Rocca Susella in provincia di Pavia, arrivando da nord salendo verso Rocca Susella, all’altezza della località di Gaminara si trova l’imbocco della strada che dopo circa 500 metri ci porta a destinazione.

Arriviamo verso l’ora di pranzo, facciamo un giro tra i vigneti che ci sono dietro l’agriturismo, dai 350 ai 450 metri di altezza, la pendenza è notevole, e dopo un po’ siamo in cima alla collina, dove è stato costruito un bio-lago, una specie di lago-piscina con acqua depurata in modo naturale. La vista a 360° sui vigneti con le colorazioni dell’autunno è spettacolare. Si nota in particolare la colorazione del terreno, un grigio chiaro abbagliante in alcuni tratti, che dona a vini di questi vigneti delle note minerali spiccate. In alcuni dei filari a bacca nera la vendemmia non è ancora stata fatta.

Riscendiamo verso l’agriturismo, dove abbiamo prenotato per il pranzo, che non è di quelli infiniti, direi che il numero di portate e le porzioni sono nella norma, tutto di produzione propria. Notevoli i salumi in particolar modo la pancetta e il salame, il pane e i grissini sono fatti in casa, tutto è di ottimo livello. In tavola si può bere il vino prodotto da loro.

Dopo esserci rifocillati, cogliamo l’occasione di schiacciare un buon pisolino sulle sdraio che ci sono nella terrazza erbosa di fronte all’agriturismo.

Siamo ora pronti per visitare la cantina, ma prima chiediamo informazioni sulla birra artigianale che da qualche tempo è prodotta in piccole quantità in via sperimentale. Ci sediamo quindi sotto il pergolato e Diego il figlio dei gestori arriva con due bottiglie di birra e qualche bicchiere, ci versa la birra e subito ci stupisce il colore, un bel ambrato carico, la schiuma è persistente e fine, in bocca è piena ma molto beverina, il grado alcolico non è alto, intorno ai 5°. Spiccano in particolar modo i sapori tostati e anche una buona acidità, la luppolatura è bassa, quindi le note amare sono molto tenui.

Diego ci spiega che l’orzo è stato acquistato da contadini della zona, e la maltazione l’ha eseguita direttamente lui, arrivando a un buon grado di tostatura che poi da questo fantastico colore alla birra. Una birra ad alta fermentazione che promette bene.

Ci rechiamo poi nella cantina che è adiacente all’agriturismo, c’è un buon profumo di mosto, visto il periodo alcuni tini sono già pieni e in fermentazione. La cantina non è molto grande, ma è ordinata e pulita. Tutti i vini prodotti non fanno legno, ma solo acciaio e vetroresina a parte il passito che viene affinato in piccole botti di legno.

La loro viticoltura è biodinamica, per ogni tipologia dei loro vini vengono prodotte in media circa 2000 bottiglie, i loro vini si dividono in vini giovani senza solfiti e in vini vecchi con solfiti ma in dosi molto limitate.

I vini giovani sono i seguenti :

Marà (Barbera 100%), Alma (Croatina 100%), Prior (Pinot Nero 100%) e Perpolio (Chardonnay 100% 3 varietà).

I vini rossi sono tutti di gradazione intorno ai 15°, segno di uve molto mature in vigna e di macerazioni lunghe. Il bianco Perpolio (13.5°), che abbiamo potuto assaggiare a tavola durante il pranzo ha un colore giallo oro carico, sembra quasi un vino del sud Italia, al naso è molto aromatico profumi di frutta tropicale con della note floreali. In bocca è perfetto, la giusta acidità, morbido una beva notevole un vino equilibrato.

I vini vecchi sono :

Sinodo (Barbera, Croatina, Uva Rara, Uva della Cascina e Moradella in maggiore % Barbera), Agenore (Crotatina 100%) e Pernione (Pinot Nero 100%).

Questi vini rossi vecchi sono tutti di gradazione sopra i 15°, vini di spessore, l’annata adesso disponibile è il 2010. Durante il pranzo abbiamo potuto assaggiare l’ Agenore, bel colore rosso rubino con riflessi porpora, al naso è fruttato, sentori di frutti di bosco e ciliegia si sentono le note minerali. In bocca è pieno anche se a nostro avviso un pochino sbilanciato di acidità, siamo sicuri che con un po’ di riposo in bottiglia migliorerà.

Avevamo assaggiato a suo tempo il Sinodo, del quale ricordiamo il grande spessore, con note fruttate di ciliegia, amarena e note speziate. Una buona tannicità e in bocca abbastanza persistente.

I vini vecchi non sono filtrati, perciò rimane parecchio fondo sulla bottiglia, bisognerebbe utilizzare i tappi versatori con filtro oppure versare molto piano. Non è questo però a nostro avviso un difetto.

Viene poi prodotto con la Chardonnay un vino passito del quale abbiamo un ottimo ricordo, ma che non abbiamo assaggiato questa volta.

Durante la visita abbiamo notato la passione di Diego nel spiegarci come producono i loro vini davvero speciali, vini di altri tempi!

Davvero complimenti piccole realtà così sono l’orgoglio dell’enologia italiana, che si fa notare anche all’estero dove finisco molto dei vini prodotti da Mondo Antico.

Ritorneremo a parlare di questi vini quando avremo l’occasione di aprire qualche bottiglia che ci siamo portati in cantina.

http://www.agriturismo-mondoantico.it

Agriturismo Mondo Antico
Rocca Susella (Pavia)
Telefono: +39 0383 99155
E-mail: info@agriturismo-mondoantico.it